Albina ricacciò indietro le lagrime, diede alla profonda mestizia del suo volto un’espressione tranquilla e risoluta, e tenendo strette fra le sue le mani del giovane, rispose:

— Sì, tu puoi cessare il mio pianto, tu puoi confortarmi nel mio dolore, ed è mostrandoti tu stesso coraggioso, fermo, sereno innanzi alla disgrazia che ci colpisce.

— Ma qual è questa disgrazia? C’è qualche cosa che ci separa?

E il giovane fissava ansiosamente lo sguardo sul volto di lei. Albina tolse via le mani da quelle di lui, si ritrasse un poco, e rispose abbassando le ciglia mestamente:

— Sì.

— Che cosa? che cosa?

Albina scosse il capo senza rispondere; non poteva parlare.

— Dimmelo, dimmelo: — insisteva con calore Giulio: — ci sarà pure qualche cosa da potersi fare... io mi sento forza e coraggio per qualunque prova... Vuoi che mi lasci rapire ogni bene, vuoi che mi lasci assassinare così, senza difendermi, senza lottare, senza neppure levare un dito?

— Ah, caro Giulio!... Il colpo della sorte è proprio così crudele che non si può evitare, che non c’è schermo che valga, che non c’è nulla da fare fuor di sopportarlo con forza e rassegnazione...

Giulio si strinse forte il capo, come se volesse tenervi la ragione che gli pareva scapparne.