— Si tratta di dividerci! Si tratta di perderti! — esclamò con accento pieno d’angoscia: — e tu mi parli di forza e di rassegnazione!... Ma no che per codesto io non ne ho, non ne posso avere... Perderti! Dopo avere creduto di possedere la felicità, vedersela tôrre!... E perchè?... Senza che me lo si dica questo perchè... O Dio! la testa mi si smarrisce... Dà retta, Albina, io voglio pure parlare con calma... Ragioniamo: vedrai che ciò è impossibile. Io non aveva più di dieci anni che già il tuo pensiero riempiva tutto il mio piccolo cervello, l’affetto per te occupava tutto il mio cuore. Io, mia madre, non la conobbi; mio padre, appena se me lo ricordo; amai dimolto il buon zio, la zia, i tuoi fratelli, ma più di tutti, di tutto, sempre amai te; l’amore che avrei avuto per mia madre lo posi in te, quello che avrei sentito per padre e fratelli, concentrai tutto in te; adulto sentii che t’amavo con una passione che assorbiva ogni mia facoltà, ogni mio pensiero, ogni mia ambizione... Non te ne ho mai detto nulla, anzi lo nascondevo accuratamente a ogni altro e a te stessa... Avevo tanto timore!... Ho pensato perfino un momento di fuggir lontano... Ma ecco invece che una fata benigna viene a darmi d’improvviso la maggior felicità ch’io avessi mai osato sognare... E poi, subito, quando appena io sono riuscito a persuadermi che quella felicità non è un sogno, ecco piombare qualche cosa di misterioso, che io debbo ignorare, che mi si afferma irrevocabile e per cui quella mia felicità svanisce e a me viene tolta ogni speranza... No, no, questo non può essere, non deve essere... Se un nemico è sorto fra me e te, io lo combatterò; se un ostacolo s’è incontrato, io lo distrurrò... credilo... me ne sento la forza. L’amore che ho per te e l’acutezza del dolore che provo mi fanno capace di qualunque maggior prova, te lo giuro... Dimmi tutto: ho ragione, ho diritto di saperlo!

La fanciulla rispose con accento di doloroso rimprovero:

— Credi tu dunque di esser solo a soffrire?... Senti Giulio! Son passati due soli giorni ch’io sono venuta da te e ho posto liberamente la mia nella tua mano e t’ho detto che io pure avevo sempre associata la tua immagine ai sogni del mio avvenire... Credi tu ch’io abbia allora potuto ingannarti?

— Oh no! — esclamò con forza il giovane.

— E se io rinuncio a quei sogni, credi tu ch’io lo faccia senza esservi costretta e senza soffrire? E puoi supporre ch’io t’inganni quando t’affermo che una ragione potente che tu non puoi sapere mi obbliga a questo sacrifizio?

— Ma il sacrifizio per me è ora insopportabile... Ah! tu non m’ami come t’amo io...

— E che ne sai tu? — proruppe con forza la giovane cui l’emozione fece arrossire fino la fronte.

Quel grido dell’anima d’Albina giunse fino al fondo del cuore di Giulio.

— Oh perdono! — esclamò egli, prendendo la mano di lei e baciandola commosso: — ti credo Albina... credo al tuo amore... credo al tuo sacrificio, ma io no, non ho la forza che hai tu...

— L’avrai... Bisogna che tu l’abbia!... Ho voluto parlarti io stessa apposta per chiedertela, per supplicartene, per infondertela... Noi ci amiamo Giulio e bisogna che siamo separati... per sempre!