La moglie del Respetti sorrise commossa alla soave istanza di preghiera che eravi in quelle domande.

— Spero di sì, — rispose stringendo anch’essa le mani della giovanetta, — e se c’è premura...

— Oh sì! — interruppe Albina: — moltissima premura...

— Ebbene, oggi stesso gli darò l’assalto...

— Grazie! grazie! — esclamò Albina abbracciando strettamente la marchesa. — Tu mi renderai uno di quei servizi che non si possono mai compensare...

— Aspetta almeno a ringraziarmi quando abbia ottenuto qualche cosa.... E intanto per questa sera medesima ti prometto una parola di risposta.

La contessina di Valneve se ne tornò a casa colla sora Giustina; e la marchesa Sofia, piena d’interessamento per la giovane cugina, mantenne la parola, e forse meno d’un’ora dopo quel colloquio faceva al marito la strana domanda.

Il vero è che il caso parve volerla favorire e venne a porgergliene una certa occasione.

Ernesto Respetti-Landeri era rientrato alla locanda con una lieta animazione, e non aveva indugiato pure un momento a dirne il motivo alla moglie, colla quale duravano sempre, anzi eran più vive, la affezione e la confidenza. La guerra contro l’Austria, coll’aiuto delle armi francesi, era oramai certa, e certa del pari se ne riteneva la vittoria: il marchese, per sottrarre la moglie ai pericoli che ci potevano essere a Milano in quegli ultimi tempi in cui avrebbero comandato gli Austriaci minacciati, poi assaliti, aveva deciso di lasciare la marchesa a Torino e aveva domandato francamente per lei l’ospitalità della contessa Adelaide di Valneve, la quale non è a dirsi con quanto lieto animo si fosse affrettata ad accordarla. Fra pochi giorni adunque egli, il marchese Ernesto, sarebbe ripartito per Milano, dove ci aveva appunto qualche importante missione da compiere, affidatagli, come sappiamo, dal Cavour, e avrebbe lasciato in casa dei Valneve la marchesa Sofia, cui sarebbe venuto a raggiungere o riprendere appena gli avvenimenti lo avessero permesso.

La marchesa non accettò così di piano questo disegno; non voleva separarsi dal marito, desiderava parteciparne i pericoli, diceva la sua ansietà sarebbe maggiore da lontano, le sembrava mancare al proprio dovere separandosene. Ma egli insistette e la vinse, massime affermando che l’inquietudine da cui sarebbe agitato se ella si trovasse esposta a quei rischi, gli avrebbe fatto assai male, lo avrebbe impacciato e reso inabile nel compiere quegli uffici che aveva assunti. E alla fine soggiunse: