— Ernesto! — esclamò Giulio, proprio con isgomento. — Non dire una parola di più... Non farmi vergognare.

— E perchè vergognare?... È una vergogna forse l’amare nobilmente una buona e brava ragazza?... Perchè tu ami nobilmente, non è vero?

— Oh sì! — esclamò il giovane con forza, con calore, con nuovo coraggio, l’occhio brillante e le guancie arrossate.

— E sei persuaso che quella che ami è una buona e brava ragazza?...

— La migliore, la più leggiadra, la più sublime che sia sulla terra! — gridò con entusiasmo Giulio.

— Un angelo, secondo il solito: — aggiunse scherzevole Ernesto: — ma questa volta credo che... e non secondo il solito... tu abbia proprio ragione a chiamarla così. Ma dandole il suo nome terreno, quella ragazza noi la chiameremo?...

Si tacque aspettando che il giovane pronunziasse il nome: ma egli invece buttò di nuovo le braccia al collo del cugino e nascose tutto tremante il volto sulla spalla di lui.

— La chiameremo Albina, — proseguì dolcemente il fratello della giovanetta.

Giulio ebbe una scossa in tutta la persona.

— Oh Ernesto! — mormorò.