— Ascolta almeno quello che io ho saputo: — saltò su allora il marchese, mentre la contessa Adelaide gettava uno sguardo di stupore e di rampogna sulla figliuola cui non aveva mai vista così ostinata, — e dopo sarai in grado di giudicare quel che si deve e quel che non si deve.
La giovane serrò le braccia al seno e stette lì dritta, immobile, in apparenza fredda ad ascoltare il discorso del cugino Ernesto, il quale ripetè tutte le cose già dette poco prima; ella non diede altro segno delle impressioni che le destassero le parole udite, fuorchè uno stringere di labbra, un lieve incresparsi di una ruga in mezzo alle sopracciglia; abbassò il capo, e quando il marchese ebbe finito, non parlò, non mosse, non sollevò nemmeno lo sguardo.
— E così? — proruppe Enrico più impaziente: — capisci ora che tu non puoi sposare un simile individuo?
Albina non rispose subito: la madre, il fratello e il cugino la guardavano curiosamente, aspettandone le parole: ed essa, tenendo sempre basso il capo, con voce sommessa, quasi stentata, disse dopo un poco:
— Ho giurato:.. E credo che quando si giura si deve ad ogni modo mantenere...
— Hai giurato!... A chi?... — domandò con autorevole accento la madre.
La fanciulla si riscosse spaventata delle parole che si era lasciata sfuggire.
— A me stessa, — rispose vivamente, — a lui... a Dio!
— Ma non hai dunque sentito? — proruppe Enrico; — ma non hai dato retta a quel che ha detto Ernesto? Quell’uomo non si sa di chi sia figlio....
— Sono supposizioni.... forse malevole.... di qualche nemico.... Egli intanto possiede e presenta documenti....