In lei parlava ora proprio il calore di una convinzione: e il capo sollevatosi, lo sguardo sicuro, la voce risoluta, rivelavano anzi una specie di rivolta a quell’eccesso di accuse.
La contessa Adelaide si alzò, venne presso alla figliuola, e mettendole una mano sulla spalla, le disse con voce sommessa e accento non di rimprovero, ma di rimpianto:
— Ah! tu dunque l’ami molto davvero, colui?
Albina ebbe come un’esplosione della verità nell’anima combattuta; fu un’esclamazione, fu un grido.
— Io?... — proruppe mentre una tinta di color rosato le saliva improvviso alle guancie. Ma la riflessione venne sollecita a frenarla; si arrestò, curvò il capo, si nascose la faccia tra le mani e balbettò sommessamente: — sì, sì, ve l’ho già detto.
Ernesto Respetti osservava attentamente la cugina, e mentre s’accertava sempre più che ella era mossa da cagione che per loro era ed essa voleva mantenere segreta, conosceva pure sempre più difficile eziandio il trovar modo di penetrare cotal segreto.
— E or dunque» — diss’egli accostandosi alla giovane — qual è la tua decisione in proposito?
— La mia decisione? — sussurrò Albina: — ma l’ho già manifestata.... Codeste sono calunnie, non ci credo.... In ogni modo.... e in ciò spero che nessuno mi contraddirà... nulla si può nè si deve risolvere senza l’intervento di Ernesto.
— Sì, hai ragione: — disse la madre: — Ernesto dev’essere informato di tutto; e gli scriverò quest’oggi stesso.
— Ah! gli dica, madre mia, che la sua presenza è necessaria, che s’affretti a venire: quando egli sia qui, quando egli abbia udito codeste accuse e saputo appurarle, allora sapremo di meglio che cosa ci tocchi di fare.