— Ora però è capitata a Giulio una misteriosa e strana avventura, di cui egli vuol venire in chiaro prima di allontanarsi da Torino: — nel dire queste parole, il Respetti teneva sempre d’occhio la cugina.

— Che avventura? — domandò Enrico.

— Di quest’oggi stesso, poche ore fa, una persona ignota, per un messaggere sconosciuto, gli mandò una considerevole somma.... cinquanta mila lire, scrivendogli con calligrafia falsata che erano una restituzione dovutagli.

Parve al marchese che Albina, su cui teneva sempre volto lo sguardo, si riscuotesse e poi subito s’adoperasse per celare questo suo trasalto.

— Strano davvero! — esclamò la contessa: — ed egli non può supporre donde gli provenga tal somma?

— Niente affatto; anzi mi ha appunto incaricato di interrogare Lei zia, e voi altri suoi cugini se per caso aveste saputo dargli qualche informazione, accennargli qualche indizio da cui poter argomentare, indovinare l’origine di questo fatto.

Nè la contessa Adelaide, nè il cavaliere Enrico non sapevano nulla e non avevano il menomo elemento da cui dedurre una congettura qualsiasi. Albina, come se questo discorso non la interessasse, si fece alla finestra, e appoggiata la fronte ai cristalli si diede a fissar gli occhi nello spazio di fuori, ma con quello sguardo che nulla vede.

Dopo avere un po’ discorso di codesto caso straordinario, Enrico saltò su:

— E ora che cosa intende di fare Giulio di sì misterioso denaro?

— Se non può venirne a capo di scoprire chi lo manda, ad ogni modo egli non vuol ritenerselo, quel denaro, e lo convertirà in opere di beneficenza.