— Benissimo! — esclamò Enrico: — un denaro sconosciuto!... Ci può esser pericolo che sporchi le mani. Darlo via: ecco il meglio.
Albina fece una mossa vivace, si staccò dalla finestra e s’avanzò di due passi verso gli altri.
— E perchè? — proruppe con certa forza. — Se gli si afferma che è una certa restituzione, non c’è buona ragione da credere che questa non sia la verità. È dunque roba sua, ed egli può ritenersela con tutta pace.
Queste parole parvero sfuggirle, ed ella pentirsene subito dopo averle dette, perchè arrossì fino al bianco degli occhi e ratta si voltò per tornare alla finestra.
— Oh no, oh no! — ribattè Enrico vivamente. — Noi non si è di quella gente che possa vantaggiarsi di ricchezze di cui non sappia additare chiara la legittima provenienza come quel signor Camporolle....
Albina parve cambiar d’avviso; s’avvicinò alla madre e le disse:
— Mi dà licenza di ritirarmi?
— Se le tue intenzioni non sono mutate, se tu non hai nulla da aggiungere, è inutile prolungare questo colloquio, e puoi rientrare nelle tue stanze.
La fanciulla fece un riverente inchino e si avviò.
— Ma ad ogni modo, madre mia, — proruppe Enrico, — mentre s’aspetta l’arrivo d’Ernesto, spero che si troverà modo di tener lontano di casa nostra quel signore.... chè s’io lo incontro mai, giuro al cielo, gli do tal benvenuto....