— Enrico! — interruppe severamente la contessa.
— Oh perdono, madre mia! — soggiunse sollecito il figliuolo: — ma frenarmi sarebbe forse impossibile....
— Per carità! — esclamò Albina spaventata, tornando indietro e rivolgendosi a mani giunte al fratello: — ti prego, ti supplico, non cimentarti con.... quel signore.... sarebbe una gran disgrazia.... Sfuggilo....
— Io? — esclamò il giovane, drizzandosi della persona con mossa piena d’alterezza.
— Solamente per pochi giorni, — si affrettò a soggiungere la sorella. — Ernesto stesso, te lo consiglierebbe, io te ne scongiuro....
— E io te lo comando: — disse autorevolmente la contessa.
— Io non cercherò di colui: — rispose Enrico inchinandosi, e poi soggiunse piano mordendosi di nuovo quei suoi pochi peli di baffetti: — ma se mi capita fra i piedi!...
Albina, ritrattasi nelle sue camere, scrisse due righe a Matteo Arpione, con cui lo invitava a venire sollecitamente da lei che aveva da parlargli.
E in questo medesimo frattempo il marchese Ernesto diceva alla contessa Adelaide:
— No, non è l’amore per quel Camporolle che mosse e muove Albina.... Se Lei, zia, mi permette, io vorrei investigare la segreta ragione di codesto strano contegno, cominciando coll’interrogare la Giustina.