Fece una reticenza, la quale, più ancora delle pronunziate parole, eccitò la curiosità di Lisa.

—Che cos'è? domandò essa. Tu tenti qualche cosa? Tu hai qualche progetto? Quale?

—Nulla, nulla: rispose il marito sciogliendo l'amplesso con cui la teneva abbracciata e tornando allo specchio a mirarsi. Non andare fantasticando colla tua testolina delle cose spiacevoli, sai… Non voglio; no, cara, non voglio che la menoma ombra di cruccio passi sul cuore della mia Lisa… Ti dico solamente che il mio costante desiderio è il poter procurare a questa diletta donna tutti i piaceri e le soddisfazioni della ricchezza…

—Ma io non ci tengo: disse vivamente la donna. Io non desidero in nessun modo nè le feste nè gli sfarzi del gran mondo.

—Li desidero ben io per te… Come! a te non piacerebbe di venir meco… non foss'altro che per istare insieme?

—Ah, Gustavo! Potremmo stare insieme tanto bene e con maggior abbandono, qui, nella nostra casa!…

—Hai ragione: ma che cosa vuoi? Viviamo nella società, e non possiamo sottrarci ai legami ed agl'impegni di essa… Quanto a me, poi, alla mia carriera, al mio avvenire, è quasi una necessità il vivere quella vita.

Lisa chinò il capo sospirando come per indicare ch'ella ben vi si rassegnava, ma che penosa erale la sua rassegnazione.

—Oh, dunque, Lisa, riprese Gustavo cambiando tono: dammi i guanti.

La moglie venne a recargliene parecchie paia; egli ne scelse accuratamente due, e messone uno in tasca per servir di ricambio, si pose a calzar l'altro con tutta la cura che richiede una sì dilicata operazione.