Giunto all'uscio del pittore, Giovanni udì nell'interno la voce della Rosina e quella d'un uomo che gli parve del signor Marone, cui egli conosceva eziandio. Temendo che gli argomenti di discorso fra la moglie d'Antonio e il padrone di casa fossero di tal fatta da tornar poco graditi alla donna, Giovanni s'affrettò ad entrare, e si trovò innanzi per prima la brutta faccia d'un uomo che non aveva visto mai.
Pareva aver sessant'anni all'incirca; era alto di statura, ma curvo di petto, come se a stento si reggesse sulla macilenta persona; calvissima aveva la fronte, e il cranio diventato di color giallognolo pareva di avorio affumicato; alla nuca si rizzavano ribelli, e, per dir così, tormentate delle superstiti ciocche di capelli, il cui color fulvo era temperato dalla canutezza, folti baffi del tutto bianchi gli coprivano il labbro superiore; foltissime sopracciglia s'aggrottavano per moto abituale sopra i suoi occhi piccoli, di color bigio, infossati ed irrequieti, che dal fondo delle occhiaie risplendevano d'un luciore maligno; la faccia era incavata, e la pelle aderiva all'osso sporgente dello zigomo, piegandovisi sotto, alle gote, in una rete inestricabile di minutissime rughe; un pallore quasi livido gli si stendeva sulle sembianze. Un dolore profondo, interno, antico, appariva da quel tristissimo volto; ma non era che destasse in chi lo mirava senso alcuno di pietà, sì piuttosto di paura e di ribrezzo, perchè nello sguardo, nel cipiglio continuo di quell'uomo si leggeva una vendetta implacabile, una ferocia da non saziarsi mai.
Giovanni indietreggiò innanzi a quell'orrida figura. Il signor Marone, che parlava, troncò di subito il suo discorso; e tanto egli quanto il suo compagno si mostrarono spiacenti del sopraggiungere d'un estraneo.
—Ci pensi madama: aggiunse in fretta il padrone di casa lisciando il pelo del suo cappello colla manica del pastrano. Noi torneremo per una risposta…. o tornerò io soltanto, uno di questi giorni…. Mi saluti il signor Vanardi…. La riverisco.
E sgusciò fuor dell'uscio, come se nulla gli premesse di più che l'andarsene; lo sconosciuto lo seguì senza disserrare le labbra, senza fare neppure il menomo cenno di saluto.
—Che animale è egli codesto? disse Giovanni chiudendo la porta dietro di loro.
—Neh! com'è brutto! esclamò Rosina giungendo le mani. Quando l'ho veduto entrare, Gesummaria! mi ha fatto paura.
—E che cosa gli è venuto a far qui?
—Eh! lo so io bene? Chè qui mi ha tutta l'aria d'esserci un mistero. Si figuri che il pretesto fu quello di vedere il nostro alloggio…. Bella cosa, veramente, da vedere!… E che? io dissi subito a quella talpaccia del signor Marone; noi dunque non si conta più un cavolo e vuole addirittura spazzarci via. Quell'impostorone faceva il melato…. E l'altro, quella faccia di morto con que' suoi occhi di basilisco…. Dio! che occhi!… ha notato signor Giovanni che lanternini d'inferno sono quelli?… Quell'altro intanto, sa che cosa faceva?… Guardava tutt'intorno, alle pareti, negli angoli, da questa parte e da quella con avidità, come se ci avesse da cercare un tesoro. Il signor Marone lo fece passare di là del paravento. Io veniva loro a panni e seguitavo a tempestare a parole il padrone di casa. Quel brutto muso, appena fu di là, vide il quadro colla cornice dorata, e mandò una specie di grido, quasi un urlo soffocato, che mi fece trasaltare…
—Oh bella! interruppe Giovanni, il quale fu assalito di botto da un sospetto: e poi? e poi?