Quando marito e moglie furono un po' più calmi, Giovanni allora prese a dire:

—Tutto ciò rende più necessario che mai la tua ammissione all'impiego ch'io ho pensato di procurarti per mezzo del signor Pannini. Ti sei tu recato da lui per presentargliene la mia lettera?

Antonio confessò, non senza un po' di confusione, che non era stato colà, e che quindi quella lettera giaceva tuttavia inoperosa nel fondo della sua saccoccia.

Selva ne lo rimproverò amorevolmente: i medesimi rimbrotti, ma con meno mitezza, ripetè la moglie: e il pittore col capo chino come un ragazzo in fallo, promise che di quel giorno sarebbe andato dal signor Pannini; e intanto, non malcontento di cambiar discorso, domandò all'amico, s'egli da parte sua fosse andato, come aveva detto di voler fare, dal signor Marone ed avesse potuto parlargli.

Giovanni Selva non aveva fallito alla sua promessa, ed espose il risultamento della sua gita.

Marone non abitava mica nella casa di sua proprietà, ma prendeva a pigione tre stanzuccie ad un quarto piano non molto lontano, dove albergava i suoi miseri penati e la vecchia donna che lo serviva.

Selva n'era stato ricevuto come uno cui non si vuole fare sgarbi, ma la cui presenza non ci va troppo a' versi, e l'amico d'Antonio, mostrando di non accorgersi niente affatto di codesto, era entrato di questa guisa nell'argomento che lo interessava:

—La non si stupisca se vede venir me ad entrarle in discorsi che non mi riguardano e parlare in luogo e vece di altri: chè a dire il vero dovrebb'essere il buon amico Vanardi a venirle a domandare le spiegazioni che si desiderano; ma che cosa vuole, quel povero uomo oggi trovasi così impedito….

—Vuol dire ch'ella viene per conto del pittore? interruppe il padrone di casa coll'aria e l'accento d'un uomo che vuole sbrigarsela al più presto.

—Signor sì.