Appena entrato, Antonio sovrapreso da quel caldo, da quell'afa, da quel suono, stette lì senza sapere nè che fare nè dove andare, nè a cui rivolgersi. Non vedeva nessuno, non osava inoltrarsi; dopo un poco tossì forte, fece due passi per vedere se qualcheduno gli badasse; niuno si mosse, benchè dietro l'assito che tramezzava udisse il bisbiglio di una conversazione. Allora si decise coraggiosamente ad aprire uno di quegli usciuoli e cacciarvi dentro la testa.
—Il signor Pannini? domandò egli.
In quello scompartimento c'erano due giovani elegantemente vestiti che discorrevano: uno seduto ad una scrivania, l'altro in piedi accanto a lui.
Quest'ultimo, all'entrare ed alle parole d'Antonio, volse con sussiego la faccia sul suo goletto duro all'inglese ed esaminò con superbo cipiglio l'interrompitore dei suoi discorsi. I poveri abiti di costui non gli valsero la cortesia del giovane commesso.
—Che cosa volete dal signor Pannini? chiese altezzosamente.
—Parlargli: rispose Antonio, e s'affrettò a soggiungere: ho una lettera da dargli in proprie mani.
—Ah! ah! fece il commesso. Andate al fondo, nel gabinetto del signor
Bancone.
E senza più voltò le spalle a Vanardi.
Questi richiuse l'usciolo e s'avviò verso il fondo; passò le tre stanze e giunse nel salotto, il quale era deserto; vide la dorata lastrina coll'inscrizione che indicava il gabinetto e fece ad aprire la porta su cui ella era, ma l'uscio era chiuso a chiave. Era segno evidente non esservi nessuno: il primo proposito d'Antonio fu di partirsene; se ne rimase trattenuto dall'idea de' suoi troppo pressanti bisogni. Pensò di chiederne nuovamente a qualchedun altro meno scortese di quel primo; ma la tema di essere importuno lo trattenne. Poichè quel commesso non gli aveva detto che Pannini fosse uscito, il pittore avvisò ch'egli non sarebbe stato assente che per pochi minuti, e che il miglior partito era perciò quello di sedersi lì in una poltrona accanto al fuoco ed aspettare.
Il rumore del denaro maneggiato continuava. Vanardi gli si trovava ora vicino vicino, poichè lo scompartimento sul cui uscio stava la parola Cassa era il più accosto al salotto.