Vanardi aspettò un pezzo, e il tempo glie ne parve anche più lungo di quel che fosse realmente. Quel suono di monete continuava sempre. Dapprincipio aveva prodotto al nostro povero amico una sensazione che non era affatto sgradita.
—Eh! eh! che rotoli di denaro! andava egli pensando; ed è tutt'oro lampante! Colla somma che il cassiere conta in cinque minuti di tempo io ci avrei da vivere per un anno, e non sarei qui nell'attitudine umiliante d'uno che dimanda press'a poco l'elemosina… Pensare che forse io non arriverò mai a guadagnarmi un simile annuo reddito!… Se avvenisse un po' ch'io, adesso sul momento, mi trovassi di botto posseditore di quella cassa così ben fornita! Se per un miracolo quell'uomo che è lì dentro rimuginando denaro a piene mani venisse fuori a dirmi: «Signore, tutto questo è roba sua!» O mio Dio! Non più miseria allora, non più umiliazioni… Che direbbe Rosina?… I nostri bimbi avrebbero dei buoni abiti, e buon cibo, e buon fuoco, e buon alloggio, e buona educazione… Scommetto che ce n'è tanto di denaro in quella cassa lì, da farcene tener carrozza.
Ma qui s'interruppe ridendo di sè medesimo.
—Ve' se son matto! Sto fabbricando dei castelli in aria come un ragazzo. Gli è quel perseverante tintinnio che mi toglie il mio buon senso. Che diavolo! Non ha finito ancora quel benedetto cassiere di far danzare i marenghini? Gli è mezz'ora ch'ei se ne compiace. Pare che ci pigli il suo spasso, lui: quanto a me sono già più che stanco d'udirlo.
E difatti, durando, quel suono aveva finito per infastidirlo, e quasi lo irritava.
Gli era sembrato di poi che lo star lì ad ascoltare fosse in lui quasi una indiscrezione.
—Il cassiere non sa che qui vi sia qualcheduno: diceva egli fra sè. Sapendolo, forse cesserebbe, e farebbe venire il signor Pannini per isbrigarmi… Chi sa che questo signore non sia lì con esso lui?… Se andassi a vedere?
Ma l'aprir quell'uscio su cui era scritta la gran parola cassa, ed entrare colà dentro dove suonavano quelle cascatelle di monete gli parve una temerità senza pari; ed egli sarebbe stato lì inoperoso ad aspettare chi sa fin quando, se un nuovo personaggio sopraggiunto non fosse venuto a prestargli soccorso.
Era un uomo giovane ancora, cogli abiti dell'elegante e l'aria e il passo solleciti dell'uomo d'affare. Entrò senza levarsi il sigaro di bocca nè il cappello dal capo; non mandò non che un saluto, ma neppure un'occhiata ad Antonio, e si diresse frettoloso verso la porta del gabinetto. Trovatala chiusa fece un atto ed un'esclamazione di viva contrarietà e venne più lentamente verso il camino studiando in apparenza seco stesso quel che dovesse fare.
—A quest'ora ci dovrebbe già essere, borbottava egli fra sè. Bisogna assolutamente ch'io gli parli… e non ho mica tempo da perdere io.