Le parole furono troncate in bocca all'imprudente domestico dal fulmine d'un'occhiata furibonda del padrone.
—Che è codesto? gridò egli. Di che vi immischiate voi? Andate a scacciar fuori di casa mia quel pezzente fannullone, e se un'altra volta mi verrete a seccare per una simile ragione, sarete voi che caccerò altresì.
E gettata la carta sul naso del domestico, gli additò con atto imponente la porta per cui il mal capitato s'affrettò ad uscire.
Bancone soffiò come una foca incollerita.
—Peuff! Noi poveri diavoli di ricchi siamo assediati da un'infinità di mendicanti faciniente che vorrebbero vivere alle nostre spalle… come se il nostro santo denaro guadagnatoci bravamente dovesse servire a mantenere la loro infingardaggine!… Lavorino, se ne guadagnino anche loro del denaro, che diavolo!…
Il coro unanime dei parassiti mostrò la sua approvazione alla teoria economica del banchiere.
—La carità, continuava questi col tono di un professore d'economia politica, è un incoraggiamento al vizio dei poveri… Non dico già con ciò che non si debba mai far carità… Piace anche a me il far del bene… Do cento lire all'anno al Ricovero di mendicità.
Scoppio di entusiasmo per una sì generosa larghezza.
—Oh, non è codesta la sola opera buona che faccia vossignoria: disse il dottor Lombrichi con quel suo sorriso che non si sapeva bene se era ironico o adulativo. Ne conosciamo ben altre di sue beneficenze; ed io stesso potrei raccontarvene qualcuna…
—Sentiamo, sentiamo: gridò perfettamente intonato alla piacenteria il coro de' parassiti.