Puntò il dito verso Gustavo Pannini, che gli sedeva quasi di faccia, e continuò:
—Ecco un giovinetto che, se va avanti di buon animo e seguita ad andarmi a versi, potrà fra poco tempo andare a sedersi nel gabinetto che occupa adesso Padule.
Gustavo arrossì dal piacere. Quell'impiego, con tutti i guadagni diretti e indiretti che procurava, era quasi la ricchezza verso cui egli anelava cotanto, era se non l'effettuazione medesima dei suoi sogni di Creso, il mezzo facile e sicuro per avvicinarsi ad essa, per ottenerla. Dopo alcuni anni ch'egli fosse in così stretta collaborazione col ricco banchiere, a parteciparne, anco in meno proporzione, gli enormi utili, avrebb'egli potuto a sua volta regalare alla sua adorata Lisa di bei gioielli, qual'era la collana che allor allora Bancone aveva fatto brillare agli occhi meravigliati dei suoi commensali.
I suoi vicini, naturalmente, si voltarono verso il giovane a fargli complimenti; i fumi dello Sciampagna, salendogli al cervello come nubi di colore rosato, assumevano per Gustavo le forme più seduttive delle più splendide chimere, l'avvenire gli appariva come una terra promessa di delizie e di ricchezze, a cui stesse per approdare. Infelice, che non presentiva nemmeno come in quel momento medesimo venisse al pian di sotto negli uffici della banca un cotale che doveva essere lo stromento della sua rovina; e questo cotale era il signore elegante cui dal cassiere abbiamo udito salutato col nome di Borgetti.
Ma frattanto sopra ricco e larghissimo vassoio, d'argento era portato da uno dei domestici un elegantissimo servizio di chicchere di porcellana finissima della fabbrica francese di Sèvres, ed un altro domestico seguiva con una grande caffettiera di brillantissimo argento, mentre un terzo veniva portando in giro una cassetta in cui stavano dritti infissi in varie righe i più biondi e profumati sigari d'Avana. Si accesero le foglie nicoziane arrotondate, si sorseggiò il caffè caldissimo, s'ingollarono varii bicchierini di curaçao, di alchermes, dei più fini fra quanti liquori l'arte abbia inventato a solleticare il palato dell'uomo, e i discorsi continuarono animatissimi frammezzo alla maldicenza, agli aneddoti più o meno veri, alle adulazioni al padrone di casa, alle infinite chiaccole onde si compone la conversazione della gente che non ha nulla da dirsi.
Ed ecco che Gustavo non aveva ancora finito di assorbire il suo caffè, quando un domestico venne ad avvisarlo un garzone della banca essere salito di sopra ad annunziare che vi era qualcuno negli uffici che domandava di lui.
—Che cos'è? domandò Bancone vedendo il suo servitore parlar piano a
Pannini.
Questi ripetè l'ambasciata che gli era stata fatta.
—Eh! sarà qualche seccatore: disse il banchiere col supremo disdegno d'un ricco che ha finito appena un suntuosissimo pasto: mandatelo al diavolo.
Gustavo fece a senno del padrone: ma quando già il domestico s'avviava per andare a far risposta, quelle persone che attendevano tornassero più tardi, ravvisatosi ad un tratto il marito di Lisa lo richiamò.