—Ehi! hanno detto chi sia che cerca di me?

—Sono due: rispose il domestico; ma il più impaziente, quegli che mandò su il garzone è il signor Borgetti agente di cambio.

Pannini piantò lì a mezzo la tazza che stava bevendo, la depose sulla tavola affrettatamente, gettò colà la servietta che ancora aveva sulle ginocchia e si levò in piedi sollecito.

—Ci vado, ci vado subito: diss'egli. A Borgetti, soggiunse rivolgendosi al principale come per ispiegargli la ragione del suo cambiamento d'avviso, debbo parlare di qualche cosa che mi preme.

—Va benissimo: rispose il banchiere dandogli quasi licenza di andarsene con un olimpico cenno di capo. Scendete per la scaletta interna che mette nel mio studiolo, e così farete più presto. Se vi sbrigate sollecitamente, potrete tornar qui che ci coglierete ancora od a tavola o nel salotto da fumare: se no, aspettatemi laggiù ch'io vi discenderò poi ed avrò bisogno dell'opera vostra.

—Sì signore: disse con premura Gustavo, e corse via senza manco finir di bere il suo caffè.

XV.

Ad un tratto Vanardi e Borgetti, che aspettavano sempre nel salotto della banca, videro aprirsi con impeto l'uscio del gabinetto del signor Bancone ed entrare sollecito con aria di assai premuroso interesse il signor Gustavo Pannini.

Il pittore si alzò, e indovinando che quello era il giovane aspettato, fece un passo verso di lui nella speranza di dover egli essere il primo a parlargli, poichè di tanto era stato il primo a venire ed a noiarsi nell'attenderlo; ma Gustavo, invece, non fece a lui la menoma attenzione, e quasi non l'avesse manco veduto, si rivolse all'altro che lo aspettava e gli disse vivamente:

—Ebbene? ebbene? come vanno le cose? che hai tu fatto per me stamattina?