—Ho letto la lettera del suo amico, ed oso dire anche mio, l'avvocato Selva. Mio suocero d'altronde mi ha già parlato di lei, e me ne ha parlato eziandio mia moglie.
Sorrise colla più franca e piacevole maniera del mondo.
—E questa, soggiunse, è per me la più valida ed autorevole raccomandazione ch'esser possa. Ciò vuol dire che io mi prendo a cuore la sua domanda, signor Vanardi, e farò di contentare i suoi desiderii.
—Oh signore, la mia riconoscenza…
Era destino che il povero Antonio avesse ogni fatta contrasti in quel suo passo di venire a parlare a Pannini. Ora che il colloquio era avviato così bene, ecco aprirsi l'uscio del gabinetto ed una voce ben nota pur troppo al nostro pittore domandare:
—Si può?
Vanardi si volse in sussulto, e si trovò a fronte il suo padron di casa, il signor Marone.
Con pari stupore quest'ultimo si vide innanzi il suo pigionante; ma l'uno e l'altro si limitarono ad esprimere la loro meraviglia con un atto onde accompagnarono il lieve saluto che fu tra loro scambiato.
—C'è il signor Bancone? domandò il nuovo venuto.
—Pel momento no: rispose Pannini; e se posso io servirla in alcuna cosa.