—Desidererei parlare proprio col signor Bancone.
—Allora s'accomodi costì nel salotto, che il signor Bancone non tarderà a discendere in ufficio.
—Grazie tante.
Marone si ritrasse nel vicino salotto, e Gustavo riprese il colloquio con Antonio.
—Vorrei poterle dir subito: la cosa è bella e fatta; ma pur troppo non è così. Pel momento non c'è posto nessuno nella banca; e proporre al signor Bancone di prendere un impiegato di più di quanto strettamente abbisogna è fare una cosa affatto inutile; ma tra qualche tempo è probabile, è sicuro anzi che si farà un posto: il primo commesso ci lascia, ed io ho più che buona speranza di sostituirlo, un altro passerà a mio luogo, e così via via: si farà un posticino da poter introdurre un nuovo… Io la terrò in memoria e farò di tutto perchè questo nuovo sia lei.
In quella fece il suo ingresso la persona imponente del signor
Bancone, disceso dai suoi appartamenti.
Vanardi si ricantucciò in un angolo tutto umile innanzi a quel milione incarnato.
—Pantani, disse il banchiere, è venuto qualcheduno a cercarmi?
—C'è di là il signor Marone che desidera parlarle.
—Lo faccia entrare.