Matteo e la moglie si guardarono in volto quasi spaventati. Suo figlio li rinnegava! Da questo tratto furono loro aperti finalmente gli occhi. Tommaso era un egoista senza cuore, che non amava che sè stesso e i guadagni. Fu il peggiore dei dolori che potessero provare. A vedersi partire di mano il suo caro tesoretto; a dover abbandonare il diletto orto che amava con quell'amore tenace, appassionato dei villani per la terra, che tutti sanno; a lasciare il paesello natale dove aveva sperato di vivere e dormir, morto, in pace; a veder fatta incerta la sua esistenza e forse travagliosa la sua vecchiaia: Matteo non aveva ancora sofferto mai tanto quanto in quel momento.
Egli avrebbe voluto precipitarsi in mezzo a quella gente, ed investire lo sconoscente figliuolo colle meritate rampogne; ma la moglie ne lo trattenne. Tommaso uscì, senza lasciarsi vedere e i genitori dovettero aspettare sin tardi per averlo seco di nuovo.
Matteo appena lo scorse, non potè frenarsi e proruppe, pallido per ira e con voce tremante che pure preannunziava vicine le lagrime:
—Che? gli è proprio vero adunque?… Noi vi facciamo vergogna, noi… In questa casa i miei capelli bianchi sono accolti come un disdoro… Ce l'avevate già fatto capire colle vostre maniere, ma ora ce lo avete spiegato chiaro pur troppo!… Non abbiamo ad essere i vostri genitori, noi; appena se siamo degni d'essere i vostri servi… Ebbene sia. Il signorone stia di per sè; e noi non verremo più a seccarlo… Siamo noi, gli è il nostro denaro, gli è il nostro lavoro, gli è il sudore di queste fronti che l'ha rimpannucciato a quel modo il sor marchese… Che monta? Siam villanacci ed egli arrossisce al vederci. Vieni, vieni moglie mia… Questa casa non è fatta pei poveri diavoli come noi, e ci conviene uscirne, e non rimetterci i piedi mai più.
Si mosse diffatti: la moglie lo voleva trattenere, e supplicava cogli sguardi (che colle parole, angosciata com'era, non lo poteva) il figliuolo a voler placare la giusta collera del padre. Se Tommaso avesse detto una sola parola, avesse fatto un sol cenno di pentimento, di domandar perdono, questa gran collera sarebbe sbollita d'un colpo: il povero padre in sè stesso non aspettava che il menomo degli atti per cedere e rimanersi: ma il tristo figliuolo stette lì impietrito, l'aspetto insensibile, gli occhi a terra, senza pur muoversi. A tutta prima ben gli era venuto all'animo l'impulso di placare suo padre, ma poi tosto s'era detto fra sè, che quella era buona occasione per liberarsi una volta dal fastidio di quelle visite, e che per ciò non aveva che da lasciar andare le cose pel loro verso.
Matteo gli diede un'ultima sguardata, e lo sdegno s'accrebbe.
—Ebbene? che fai moglie mia? gridò egli trovando la sua mazza, impugnandola e camminando risoluto verso la porta. Vieni una volta, e togliamo a questo gran signore l'imbarazzo e la vergogna delle nostre persone.
La donna, poverina, piangeva senza aver parole fatte, e voleva calmare il marito; ma questi la prese risoluto per un braccio e la trasse con sè a forza.
Tommaso non si mosse: vide partire il padre e la madre a quell'ora già tarda con occhio asciutto, senza una parola, senza un gesto. Matteo comandò alla moglie che del figliuolo non glie ne parlasse più mai; quanto a sè il nome di lui non fu mai più udito sulle sue labbra.
La famiglia non seppe mai più notizie dell'ingrato figliuolo, nè questi di quella. Tommaso non cercò mai di vedere i genitori; le sue vicende frattanto andavano sempre meglio; la sua fama d'uomo amantissimo dei poveri aumentava di pari passo colle sue ricchezze, e i suoi parenti, impoveriti per causa sua, stentavano la vita senza ch'egli si curasse non che di soccorrerli, ma di saperne novelle.