—So bene che molte delusioni e molti dolori mi aspettano. Ah! ne ho già sofferti di troppi e che avrei creduto prima insopportabili. Iddio mi darà forza anche per l'avvenire, e la mia coscienza quell'unico compenso che mi posso aspettare.
Strinse di nuovo la mano d'Antonio e glie la scosse da fargli male.
—Io sono l'amico di tutti quelli che soffrono: sono anche il suo. Mi consideri come tale, la prego. S'accerti che non avrà persona mai la quale partecipi così di cuore a' sventurati come a' prosperi di lei successi.
E in ciò dire l'aveva tratto dolcemente nel salotto che precedeva il gabinetto e stava avviandolo verso l'uscio che metteva pel corridoio nell'anticamera.
—Signor cavaliere, balbettò Antonio.
E l'altro, senza lasciarlo parlare:
—Le manderò il mio giornale; son certo che la ne piglierà alcun conforto. Vedrà, oh vedrà s'io fallisco al dovere che mi sono imposto.
Apri la porta del corridoio e pianamente vi sospinse Antonio.
—Spero che ci rivedremo, soggiunse; anzi un'altra volta potremo parlare più a lungo. Le esporrò il mio disegno di riforma sociale; confido che otterrà la sua approvazione. La riverisco.
E chiuse l'uscio del salotto alle spalle del pittore. Il domestico nell'anticamera accorse sollecito ad aprire la porta di casa. Vanardi si trovò sul pianerottolo aggirato, confuso, mezzo balordito.