Marone si stupì molto di trovar lì il suo ortolano, prese la lettera che questi gli porse, la lesse, meditò un poco, poi disse:

—Da qui a mezz'ora passate da me, dove io abito, e vi darò una risposta da portare al signor Nicolazzo.

Poi si volse allo speziale domandandogli la pigione. Matteo comprese che non aveva più nulla da far lì e tolse licenza. Agapito chiamò la nipote, perchè lo scortasse fuori.

Quando furono all'uscio che metteva al pianerottolo, Anna disse sottovoce e tremando a Matteo:

—Ripartite presto?

—Fra un'ora al più tardi.

La ragazza giunse le mani in atto di preghiera e levò gli occhi lagrimosi in volto al villano con espressione così supplichevole che egli se ne sentì commosso:

—Ho bisogno di parlarvi, diss'ella, tanto bisogno! È il cielo che ho pregato così di cuore che vi ha mandato… Prima di partire, venite qui, ve ne scongiuro, e battete un legger colpo colle dita nell'uscio, io sarò dietro il battente ad aspettarvi… Venite per amor di Dio, ve lo domando come una grazia.

—Va bene, rispose Matteo, ci verrò.

—Sicuro?