Quindi il miserabile stette alcuni minuti pensando quale accoglienza gli fosse più utile di fare a suo padre, e si risolvette per una brusca e scortese, affine di togliere al povero vecchio la volontà di tornarci un'altra volta.
Aprì l'uscio del gabinetto e disse al padre in tono burbero:
—Venite.
Il buon vecchio, che ad una sola parola amorevole si sarebbe slanciato verso il figliuolo a braccia aperte, ferito dolorosamente da quell'accento, s'inoltrò esitando, quasi timoroso.
—Ah siete voi, rispose Tommaso; che volete?
Matteo vide svanire di botto tutte le illusioni che s'era fatte venendo. Suo figlio non esisteva più per esso. Fissò ben bene i suoi occhi sul volto scuro di Tommaso, e disse:
—Ero venuto per vedere se qui trovavo ancora mio figlio, vedo ch'io non son più che un estraneo. Ho avuto torto a venire. Da voi non voglio niente.
E si mosse per partire senz'altro.
Il filantropo non si commosse punto. Soltanto, quando il padre aveva già una mano sulla gruccia della serratura, tese la destra verso di lui e disse:
—Le nostre esistenze corrono in due strade affatto diverse: sono quindi le circostanze, e non la mia volontà, che ci separano. Se mi ostinassi a voler camminare accosto a voi, farei danno alla mia fortuna, senz'altro pro. Che volete? Il mondo è così fatto…