Queste frasi spazientirono il vecchio contadino; rialzò egli la testa più risoluto, ed interruppe:
—Va bene. Risparmiate le vostre belle parole ch'io non capisco. Voi non volete aver più nulla di comune colla vostra famiglia, e checchè avvenga di noi ve ne lavate le mani. Che v'importa che vi sieno due poveri vecchi soli al mondo, senza conforto nessuno nella loro età cadente? È giustissimo: avete ragione: l'educazione signorile vi ha forse mostrato di queste belle cose, che noi gente alla buona chiameremmo… Ah! Dio mi perdoni!…
Il pover'uomo cominciava a scaldarsi. Tommaso fraintese affatto il sentimento del vecchio dabbene, e soggiunse col piglio dolcereccio da impostore con cui soleva smaltire le sue filantropiche tiritere:
—Io non ho mai detto di volervi abbandonare nei vostri bisogni. Voi forse siete venuto da me per avere denaro, ed io…
Ma il padre non lo lasciò continuare. Era l'amore del figlio, era la doverosa di lui gratitudine ch'egli era venuto a cercare. Diede sfogo a tutto lo sdegno doloroso che da tanti anni la condotta del figliuolo verso i genitori aveva ammassato nel suo animo. La verità parlò per la bocca di lui coll'accento della più viva rampogna, e la severa condanna paterna cadde, come una maledizione, sull'ingrato figliuolo.
Tommaso incrociò le braccia al petto e si mise a passeggiare pel gabinetto con fredda indifferenza.
—Dopo questa intemerata, pensava egli, ne sarò liberato per sempre.
Ma come l'intemerata durava troppo, ed egli cominciava a stancarsene, il tristo decise di farla finita. E poi, gli pareva che alcuno fosse entrato nel vicino salotto, e troppo temeva che quella scena facesse scandalo. Si piantò innanzi al padre e gli disse in tono risoluto:
—Ora basta. Sono in casa mia ed ho il diritto di farmi rispettare.
Il vecchio volle insistere.