E nella foga della sua caritatevole premura il dabbene dimenticava che non aveva allato nemmeno un centesimo.

—Grazie, grazie: rispose Matteo; ma non ho tempo da indugiarmi. Conviene ch'io vada in cerca del mio padrone per riceverne una lettera, e poi tosto che me ne parta.

In quella Giovanni Selva usciva dalla porta da via di Vanardi, vedeva costui e lo accostava sollecito.

—Una novità: gli disse affrettato: una brutta novità…

—Che cosa? domandò con isgomento il pittore avvezzo dall'infelicità della sorte a temer sempre il peggio. O Dio! ci è capitata qualche altra disgrazia?

—Non a te nè ai tuoi, rispose Giovanni. Rassicurati: la disgrazia c'è, ma è piombata addosso al signor Marone.

A questo nome l'ortolano allargò le orecchie.

—Il signor Marone! Che cosa gli è accaduto?

—Egli è costassù in casa tua, sul tuo letto, con una gamba rotta o slogata che sia.

—La vuol dire il proprietario di questa casa? domandò Matteo intromettendosi.