Il giacente, appena scorse il medico, tese verso di lui le braccia ed esclamò quasi piangendo:

—Ah, mio caro dottore, mi salvi lei… Sono un uomo rovinato… Oimè! oimè! Sono tutto fracassato.

Lombrichi aveva incontrato nella visuale de' suoi occhi il piccolo specchio che a Rosina serviva di teletta e vi si era dato un sorriso; di poi fece scorrere questo sorriso e il suo sguardo verso il malato, e rispose:

—Su via coraggio, mio bravo signor Marone… vogliamo sperare che non sarà nulla.

—Sì, speriamo che non sia niente: disse a sua volta lo speziale.

—Niente! niente! gridò Marone. Se sapessero come mi duole… Ahi! ahi! Lo provasse lei messer Agapito… Ohi! ohi!…

Lombrichi si curvò sul giacente.

—Oh! bisogna guarir presto, mio caro; c'è gran bisogno ch'ella sia in gambe.

E soggiunse piano che nessun altro potesse udire:

—Ci abbiamo un mezzo sicuro da rovinare affatto Salicotto nello spirito della marchesa di Campidoro.