Non ostante i dolori del suo piede, queste parole ebbero forza di scuotere Marone.

—Davvero! esclamò egli facendo un movimento come per alzarsi. In che modo?

—Le dirò tutto poi a miglior occasione. Per ora stia tranquillo, ed esaminiamo un poco questa gamba. Dov'è che le duole?

Tastato ben bene di qua e di là, in mezzo agli omei del paziente, il signor dottore si dirizzò sulla persona con piglio d'importanza, guardò intorno a sè con aria trionfale, e sentenziò gravemente che quella gamba doveva dolere, perchè la si era fatta male.

—È rotta? dimandò Marone tremante.

Lombrichi si lisciava la barba guardandosi di nuovo nello specchio.

—No, rispose, frattura non c'è, ma lussazione completa.

Soggiunse che da solo non avrebbe potuto rimettere l'osso a posto, ma che ci sarebbe occorso un chirurgo; e siccome l'operazione non sarebbe tanto facile, e poteva anche essere penosa, stimava fosse meglio che Marone venisse trasportato nella sua abitazione, il che secondo lui, si poteva fare senza inconvenienti, purchè coi dovuti riguardi. Selva si offrì di andare a provvedere al bisognevole, e la sua offerta venne accettata.

Agapito, che in quel luogo ci stava con non poco disagio, propose di far discendere frattanto l'infermo sino al suo alloggio agli ammezzati, che là avrebbe potuto esser meglio coricato per attendere la barella, e tutte quelle scale già discese sarebbero un tanto di fatto, quando poi questa fosse giunta. Il medico non dissentì, e tosto si accinsero a trasportarlo i garzoni dello speziale, che erano venuti su ancor essi ed alcuni uomini fra i vicini accorsi.

In quella sopraggiunsero Vanardi e l'ortolano Matteo.