«La moglie accende una lucernetta che dà in mano al garzone, io do mano ad un randello ch'è sempre dietro l'uscio, perchè in quel luogo solitario, con tanta gente senza timor di Dio, non si sa mai, e ci avviamo verso il portone. Traversavamo il cortile ed ecco il picchio ripetersi più forte.
«—Buono! dico a Gaspare, pare che la pazienza non sia la virtù di questa gente—Chi è? dimando giunto alla porta.
«—Siamo i pigionanti, mi risponde una voce cupa e rauca. M'affretto ad aprire, prendo il lumicino dal bardotto, metto la palma della mano dietro la fiammella per veder bene, e mi si presenta innanzi una faccia così poco da cristiano ch'io fui ad un pelo da ribattergli lo sportello sul muso e tornarmene senza altro al mio fuoco.
«Sulla strada era ferma la carrozza: l'usciòlo n'era aperto e dentro ci si vedeva un inviluppo che pareva un fardello di stoffe buttato là. Il signor Nicolazzo, che era quel brutto che mi si era presentato, mi disse imperiosamente con quella sua voce cavernosa:
«—Aprite tutto il portone, che la carrozza possa entrare sotto l'atrio.
«In un momento fu fatto. Allora la carrozza entrò e si fermò in faccia la scala. Il signor Nicolazzo mi disse:—Al primo piano c'è una stanza da letto che guarda nel giardino.
«—Signor sì, risposi.
«Ed egli:—Mandate tosto ad accendervi un buon fuoco e prepararvi il letto.
«—Il letto è bello e pronto: dissi; e il fuoco in due minuti è acceso.
«Ci mandai Gaspare: il signore riprese vivamente: