—Buona sera, Teresa: disse l'ortolano dal suo posto.

—Buona sera, Matteo: rispose la donna. Hai fatto buon viaggio? La ti va bene?

—Sì, grazie…. Eccoci qui sani per grazia di Dio.

Ma nella pronunzia di queste parole l'affetto della donna sentì l'accento d'una profonda mestizia dell'animo, onde alzò ella il lumino che teneva in mano per vedere in faccia il suo uomo, disposta, come pareva, ad altre interrogazioni in proposito; ma i raggi della lucerna caddero sulla giovane rincantucciata nel carrozzino.

—Oh, oh! disse Teresa, tu ci meni qualcheduno.

—La è un'antica nostra conoscenza, rispose Matteo; sai bene, la piccola Anna del nostro vicino Gianantonio.

Teresa alzò di meglio il lume e fece sbatterne la luce nuovamente sulla faccia della giovane.

—Che! diss'ella, proprio dessa?

Anna sportasi in fuori, accennava di sì, sorridendo mestamente.

—E come qui da noi? domandava la donna di cui s'era desta vivissima la curiosità. Dove l'hai rintoppata Matteo? Eravate, se non la sbaglio, allogata a Torino presso un vostro zio. Ve ne siete dipartita? E dove siete diretta? forse al paese?