Mentre la Teresa faceva queste interrogazioni, Matteo era disceso dalla carrettella ed aveva aiutato la giovane a venir giù essa pure.

—Per ora la è qui con noi: disse il vecchio ortolano, interrompendo alquanto bruscamente le ciarle della moglie: dove l'abbia da andare e quel che da fare ne discorreremo poi a miglior agio; frattanto entriamo in casa, chè qui tira un maledetto venticello che ti figge i fianchi.

Mentre Gaspare staccava la grigia, e la menava in istalla, e le metteva innanzi l'abbondante profenda, Matteo, Teresa e la loro ospite s'intromisero nella cucina a pian terreno, rallegrata dalla vampa d'un bel fuoco fiammante nell'ampio camino, dove cuoceva in un capace paiuolo la cena.

Fecero sedere la ragazza presso al focolare e Matteo le si pose in faccia sul basso sgabello che gli serviva di solito. Teresa, per riscaldar di meglio gli arrivati, riempì due scodelle di quel brodo che bolliva nel paiuolo a cuocere la minestra, ne diede una prima ad Anna, e l'altra poi al marito, dicendo:

—Bevete, che ciò vi vorrà far bene. E intanto la cena sarà presto all'ordine. Avrai fame tu Matteo, non è vero?

Il vecchio scosse la testa e mandò un sospiro: allora la moglie notò sul volto di lui le traccie d'un dolore profondo.

—O mio Dio! che cosa ci hai? dimandò essa con affannosa sollecitudine. T'è capitato qualche cosa?

Matteo si sforzò ad abbozzare un calmo sorriso.

—Nulla, nulla: diss'egli.

Ma la donna guardandolo fiso: