Teresa giunse le mani e scosse la testa.

—Poverina! esclamò: son due giorni che soffre più dell'usato. La è proprio una compassione il vederla.

La cena era pronta. Anna fu posta a sedere tra Matteo e sua moglie, al fondo della tavola sedette il garzone: la ragazza aveva bisogno grandissimo di sostentamento, e la buona Teresa la sollecitò con ogni amorevolezza a saziarsi. Matteo potè appena trangugiare qualche boccone: e la moglie inquieta, che non ispiccava il suo sguardo dalla faccia pallida del marito, non fece neppur essa molto onore alla gustosissima minestra che spandeva un consolante odore per tutta la cucina, ed a cui, per parte sua, Gaspare mostrò col fatto una stima tutto particolare.

Teresa si levò la prima di tavola; la mestizia del suo uomo, di cui ella pur troppo indovinava la cagione, si era riflessa nel volto e nell'animo di lei. Ella accese un altro lume, e sulle mosse per uscir dalla stanza, disse ad Anna:

—Vado a prepararvi un letto… Ah! non sarà, nè esso nè la camera, da signori, sapete… Siamo povera gente noi…

Anna l'interruppe pigliandole amorevolmente la mano.

—Ah, Teresa, credete voi ch'io sia stata nella bambagia fin adesso? Sapete anche voi se sin da piccina ho dovuto sì o no far conoscenza colla povertà: e dacchè le buone anime dei miei si partirono di questo mondo, se sapeste come ho vissuto!… Mi metteste anche sullo strame, sotto la tettoia, ci starei meglio… Non è di ciò che mi vorrei lamentare. Sono avvezza da tempo a cosiffatte cose. Per me, nessuna sorta d'agi richiedo, ma solo un po' di pace e d'affetto…

E le lagrime le brillavano in pelle in pelle.

—Pover'anima! disse Teresa commossa; ne avete ingollate di amare.

Anna sentì che aveva quasi il dovere di spiegare alla buona massaia com'ella fosse venuta colà e in tal modo, e che quello era per ciò il momento opportuno.