—Oh non dirò ciò che ho sofferto: rispose. Voglio dimenticarlo, e l'ho già perdonato. Forse il torto era mio più che d'altrui. Ma non potendo più reggere mi sono risoluta, qualunque cosa dovesse avvenire, di tornare a vivere nel mio paese. Colà almeno qualcheduno mi conosce, qualcheduno forse mi vorrà un po' di bene. E me ne siete prova ed augurio voi che mi avete accolta così generosamente.

—Eh! lasciate un po' stare, disse la donna: vedete mo' se gli è il caso di simili discorsi.

Anna riprese narrando come la vista di Matteo in casa lo zio avesse di botto reso più violento il suo desiderio di tornarne al villaggio, come quella le fosse parsa un manifesto eccitamento ed un aiuto al suo disegno mandatile dalla Provvidenza, e quindi ella si fosse determinata a non lasciare sfuggire l'occasione.

—Non ho pur tentato, soggiuns'ella poscia, di continuare il mio cammino per il villaggio, chè l'ora era troppo tarda e sapevo non me l'avreste permesso; ma domani io torrò congedo da voi, dolente di non potervi lasciare altro attestato della mia gratitudine che i miei ringraziamenti.

—Zitto lì, saltò su di nuovo la Teresa; voi parlate come se foste in città fra quella bella gente dalle frasi colle stampite. Eh! con noi è un altro par di maniche; noi abbiamo il cuore alla mano, e quel che facciamo non è per esserne ringraziati.

—Domani, disse a sua volta Matteo, lasciamolo stare il domani. Badate a riposarvi adesso, e non ponetevi in pensiero del resto. Quando ci saremo, a domani, ne discorreremo dell'altro.

La donna s'avviò: Anna rattamente le fu accosto e le tolse il lume di mano.

—Vengo con voi, Teresa, diss'ella, se me lo concedete, vi ci aiuterò per quanto valgo.

Scambiati gli auguri per la notte con Matteo, la ragazza uscì colla
Teresa.

Matteo si ridusse ancor egli nella stanza coniugale. Quando Teresa entrò poscia colà, lo trovò abbandonatamente seduto sulla cassapanca appiè del letto, la testa fra le mani e le lagrime agli occhi. Era egli immerso in riflessioni che parevano altrettanto tristi quanto erano profonde: teneva le braccia appoggiate alle sue ginocchia, il corpo accasciato sulle reni, il capo chino e gli occhi, con quello sguardo atono che nulla vede, fissi innanzi a sè.