Teresa gli si accostò pian piano, e lo toccò leggermente sur una spalla; il vecchio si riscosse in sussulto e levò verso la moglie la sua faccia melanconica e gli occhi inumiditi.
—Matteo, disse la donna, io ho indovinato… Tu colà a Torino hai avuto novelle di Tommaso.
A questo nome l'ortolano sorse in piedi con impeto.
—Taci lì: gridò con accento che pareva sdegnato. Te l'ho pur detto, e più d'una volta, che di colui non volevo più che mi si parlasse, che non volevo più mai udire quel nome.
Teresa rimase un poco in silenzio quasi mortificata; poscia riprese a parlare con tutta amorevolezza:
—Tu hai lì dentro una gran pena, lo vedo, e tacere non ti giova, ma ti fa anzi maggior male ancora. Sono certa che tutto ciò proviene da…. da colui che non vuoi che io nomini; e se non è così non dovresti aver nessuna ripugnanza a dirmi la ragione di quella tua melanconia che vorresti, ma non puoi nascondermi.
Matteo non era uomo da resistere inconcusso alle amorevoli sollecitazioni della moglie; finì per narrarle tutto quanto gli era occorso coll'ingrato figliuolo, e di belle lagrime ne versarono insieme quegli infelici genitori.
Anna, da canto suo, benediceva e ringraziava intanto il Signore, perchè il suo disegno fosse così felicemente riuscito, e quella sera le si accordasse sì benevola e gradita ospitalità.
La stanza in cui l'avevan posta era modestissima, imbiancata a calce, non d'altro fornita che d'un letto, di poche seggiole e d'un cassone, ma pulitissima. A capoletto c'era il solito aquasantino, il ramoscello d'ulivo benedetto e un quadro a cornice grossolana di legno non inverniciato, in cui ci era la stampa orrendamente colorita di rosso, di celeste e di giallo della Madonna dai sette dolori. La finestra guardava nel cortile, precisamente in prospetto all'angolo del palazzotto dalla parte del giardino. La nostra giovane guardando traverso i vetri vide che una camera sola del palazzotto era illuminata, quella appunto che si trovava l'ultima verso il giardino e, posta in sulla cantonata, aveva un'apertura a ciascuno dei lati, un verone sopra il giardino, una finestra verso il cortile.
Dietro i cristalli di quella finestra, Anna vide un'ombra, che conobbe tosto per quella d'una donna, andare e venire irrequietamante, e le parve smaniasse e si muovesse come persona assalita da turbamento fortissimo. Talvolta la si fermava innanzi alla finestra e levava le braccia agitandole, poi si cacciava le mani sul capo, come per istracciarsi e sciuparsi i capelli, e ad un tratto le braccia le ricadevano come svigorite subitamente. E sembrava ad Anna che questi atti di maggior dissennatezza fossero accompagnati da certe voci, da certi lai, che non ostante la distanza e l'esser chiuse le due finestre, giungessero pur tuttavia fiochi e rotti sino a lei.