—Ci andrò tosto che potrò: diss'ella aprendo una finestra; ma gli è che anche il mi' uomo non istà bene, e mi levavo appunto per scendere in cucina e fargli una scodellata di caffè.

—Fate più presto che potete: disse dal cortile la voce della serva d'Orsacchio, che ne abbiamo gran bisogno di voi, e il padrone mi ha proprio detto di pregarvene con tutta istanza.

La fante si partì, Teresa richiuse la finestra. Nel silenzio che succedette, alle orecchie di Anna che si vestiva in fretta, senza pur sapere che le toccasse di fare, giunsero alcune grida strazianti tra d'orrore e di spavento. Non era, no, una illusione; quelle grida venivano proprio da quella camera del palazzotto, la quale, già prima d'andare a letto, aveva attirata l'attenzione della ragazza.

Costei frattanto, dovendo vestirsi allo scuro, perchè non aveva fiammiferi da accendere il lume, aggirandosi a tentoni per la stanza a trovar l'uscita e poi ad imboccar la scala, non potè scendere in cucina prima che Teresa avesse già acceso il fuoco, e postovi sopra, appiccato alta catena, un ramino, che in mancanza di cuccuma, le serviva per fare il caffè.

—Voi qui, figliuola mia! disse Teresa meravigliata di vederla. Che cosa siete venuta a fare?

—Ho udito che son venuti a chiamarvi per la signora del palazzo; udii pure che compar Matteo non istà bene, e son qui per vedere se posso essere utile in alcun modo.

—Vi ringrazio… Ma coll'aiuto qui di Gaspare…

—Oh, non mi rinviate, vi prego… In tre potremo far meglio che in due.

—Ebbene, come volete: ecco qui l'acqua che sta per bollire; fateci il caffè: la scatola del macinato è qui sulla tavola. Lo porterete caldo caldo al mi' uomo… Ed io frattanto correrò a vedere la signora.

—Spero che il malessere di Matteo non sia nulla: disse Anna mentre la
Teresa già s'avviava per uscire.