—Un'orfanella! esclamò Gina, rifacendosi affettuosa. Ancor io sono tale. Da giovine sono rimasta sola. Niun appoggio, niun consiglio, niuna difesa… Povera Gina!

Appoggiò il mento al petto e stette assorta. Anna le si pose intorno con mano delicata a rassettarle i panni, a ravviarle i capelli, ad accarezzarne la fronte. La povera donna sentiva una destra amichevole e gentile occuparsi di lei, ed una soave sensazione se ne diffondeva per tutto l'esser suo; gli era come una graduata invasione d'un fluido magnetico affettuosissimo. Riappoggiò la testa al petto della giovane, adagiò mollemente sopra il divano le sue membra stanche, e con carezzevole intonazione di voce:

—Contatemi la vostra vita, Anna, diss'ella; mi farete piacere.

Anna obbedì pronta. Narrò le poche vicende della sua semplice esistenza. Quando ebbe finito si chinò verso il volto della signora. Essa aveva gli occhi chiusi, l'aspetto tranquillo, calmo ed a cadenza il rifiato. Stretta al seno della ragazza, la s'era dolcemente addormentata.

XXII.

Orsacchio, scoperto che sua moglie amava, riamata, Adolfo Cioni, aveva costretto quest'ultimo a battersi con lui in un duello che era stato un assassinio, ed uccisolo. Poscia, preparato già tutto per una pronta partenza, s'era presentato alla moglie, le mani lorde di sangue del giovane, e seco l'aveva tratta ferocemente per torla al resto del mondo e farla vivere sola con lui, col suo rimorso, col suo dolore, coll'immagine tormentosa e la memoria dell'ucciso amante.

Quell'orrenda sciagura era caduta ad un tratto sul capo della povera Gina. Al venirle innanzi del marito, tremendo in vista e sanguinose le mani, un doloroso orrore l'aveva invasa, una di quelle inesprimibili strette di angoscioso raccapriccio che tutto sconvolgono un essere umano, e al cui urto sembra impossibile non si rompano le vene ed il cuore. Essa avea indietreggiato innanzi all'assassino, come favoleggiavano i Greci che si dovesse fare all'apparire della testa di Medusa, mezzo impietrita, mezzo fuor di senno; ed egli l'aveva afferrata ad un braccio ed a forza trascinatala e cacciatala in una carrozza, l'aveva fatta partire, ella non sapeva per dove.

Pensate che viaggio dovette esser codesto per l'infelice donna! L'unico uomo che essa amasse era spento, e l'uccisore era lì, presso di lei!… Non le sembrava avesse ad esser vero. Credeva d'essere come in un tristissimo sogno, oppressata dall'incubo, e che uno sforzo di volontà dovesse bastare a destarla e rimetterla in una meno angosciata condizione. Si riscuoteva tratto tratto sotto questo pensiero dal cantuccio in cui la si rannicchiava, ma il suo occhio smarrito incontrava tosto quello feroce, sanguigno, inesorabile d'Orsacchio, il quale tacitamente le affermava la di lei sciagura e il suo delitto. Allora si tornava ad acquattare più stretto, per così dire, nel suo angolo, sentendosi correre spasimi e brividi entro le vene all'accidentale scontrarsi pur delle sue vesti ne' panni di quell'uomo, che tutto le appariva alla mente turbata grondante del sangue d'Adolfo…

Di tutta la notte che seguì non parlarono mai, non chiusero mai l'occhio nè l'un nè l'altra; passarono crudelissime ore orrendamente lunghe. Gina teneva gli occhi sbarrati, privi d'ogni espressione che non fosse un alto terrore; e il volto pareva, ad ogni minuto che trascorresse, incavarsele, spallidirsi vieppiù, improntarsi dei segni della morte.

Nel suo interno succedeva un dolorosissimo e strano travaglio. Il più forte sentimento, il solo anzi a tutta prima, in lei, era stato l'orrore, quindi era venuto a pareggiarlo, se non a sopravanzarlo, l'odio. Oh! se quell'uomo che le aveva detto «io ho ucciso il tuo Adolfo» ella avesse potuto vederlo cadere fulminato ai suoi piedi! Oh! se avesse potuto versar sangue per sangue, rispondere con delitto a delitto! Nel caos turbinoso di pensieri che con tormentosa ressa le avevano assalita e posta sossopra la mente, anche quest'esso ci venne e ci stette chiaro e distinto un po' di tempo. Ma le idee s'erano tosto siffattamente scombuiate nella sventurata, che più niuna distinta vi ci rimase. Nel suo capo si fece come un vuoto, ma il quale pure era un importabile dolore. Non sapeva più di niente, non pensava più niente, non si ricordava più nemmanco, la misera: solo soffriva e sentiva di soffrire immensamente. Quindi questo immenso spasimo poco a poco prese una nuova tinta, e si congiunse ed anzi fu predominato da un immenso terrore.