Orsacchio pigliava nella mente esagitata di lei le proporzioni colossali d'un mostro; esso le tornava come qualche cosa di più tristo e di più feroce di quel che uomo esser possa. Lo stesso mistero del destino ch'egli le preparava, l'incognita meta a cui erano diretti, le riuscivano di maggiore spavento che non una realtà cui si trovasse dinanzi, per quanto crudele la fosse.
Questo alto terrore cresceva nella povera donna ad ogni momento. Le si affannava il respiro, le si smarriva il senno, le mancava il cuore. Ad ogni mossa dell'uomo che le stava accanto, ella si riscuoteva in sussulto. La era sempre nello stato doloroso di chi sia per isvenire, e non isveniva pur mai. Oh! almeno avesse potuto perdere i sensi! Avesse potuto morire!
Orsacchio, prima del duello con Adolfo, annunziando alla moglie la partenza per la sera, le aveva detto sarebbero andati alla campagna. Ma quello non era il suo proposito. Egli voleva togliersi ad ogni conseguenza che potesse nascere dall'uccisione del Cioni; voleva condurre la moglie là dove nessuno più potesse frammettersi tra lei e la sua vendetta. Correva le poste diretto all'estero: il suo viaggio era una fuga.
Non si fermarono che a mezzo il giorno successivo alla partenza. Nè all'uno nè all'altra l'interna passione lasciava sentire la fatica. Scesero al meschino albergo d'un piccolo villaggio fuor di mano. Orsacchio non avea voluto viaggiare per le vie ferrate, dov'è impossibile esser soli e non esser visti, ed aveva scelto strade non frequentate per incontrare meno gente. Saltò giù dalla carrozza egli primo. Per quanto facesse forza a sè stesso, gli eventi del giorno innanzi e quella lunga notte avevano stampato sul suo volto certi segni ch'e' non valeva a nascondere. Si volse all'interno della carrozza e porse a Gina la mano, per invitarla ed aiutarla a scendere. Essa lo guardò spaventata, e con raccapriccio trasse indietro le sue mani e sè stessa.
—Scendete! disse il marito in tono basso, ma imperioso e concitato.
E le presentò nuovamente la destra.
Gina mosse le labbra livide per parlare, ma non uscì suono alcuno dalla sua bocca; fe' cenno cogli atti egli si scostasse, la lasciasse, sarebbe discesa da sè.
Orsacchio si pose dallato allo sportello. La povera donna, radunò tutte le forze che le rimanevano, si spiccò dal posto in cui stava accasciata, e discese. Appena il marito ebbe veduto alla più piena luce i guasti dello scarno viso di Gina, le si fece innanzi per toglierla agli sguardi d'ognuno.
—Abbassate il vostro velo, diss'egli, e come la misera indugiava, forse non avendo neppure capito, Orsacchio prese ratto il velo scuro che pendeva all'indietro dal cappello di lei, e glielo calò innanzi al viso.
—Venite: soggiunse additandole la porta della locanda, sulla cui soglia l'oste stava facendo de' grandi inchini per accoglierli.