Gina si provò a camminare, ma le gambe si rifiutavano all'ufficio loro; Orsacchio passò una mano sotto il braccio di lei a sorreggerla: a quel tocco un raccapriccio scosse tutti i nervi dell'infelice, le forze le tornarono di subito; si sciolse bruscamente e disse con una certa forza:

—Vado… vado.

—Una camera: comandò il marito all'oste entrando; ci fermeremo due ore.

Quando furono soli, rinchiusi in una stanza della locanda, per la povera Gina fu peggio ancora. Si sentiva come affatto disgiunta da tutto il mondo e in balìa assoluta dell'odio di quell'uomo; trovavasi press'a poco come l'agnella serrata nella gabbia con una tigre, che s'aspetta ad ogni momento essere sbranata. In sè stessa voleva pure riagire contro quello spavento che pareva quello d'una rea cui vincesse il rimorso, mentre, fuorchè d'un affetto purissimo fin dalla prima giovinezza entratole in cuore, ella di nulla poteva accagionarsi; ma pure invano cercava sollevar l'animo a un po' di coraggio: sentiva sempre più venirle meno ogni forza.

Gina s'era lasciata andare sulla prima seggiola che le era capitata, rimanendo vestita così appunto come essa era, senza nemmanco levare il velo che la mano del marito le aveva poc'anzi abbassato sulla faccia.

Orsacchio le si pose innanzi fulminandola collo sguardo feroce, e con una barbara gioia, con un'ironia spietata le disse:

—L'avete udito?… ve l'ho detto io stesso, signora….. Adolfo Cioni è morto ieri sera….. Morto d'una palla di pistola che gli ha attraversato il cuore. Che peccato eh! che disgrazia!… Egli era pure più giovane di me… oh assai più giovane… e più bello di me… oh assai più bello, non è vero? Ed io sono qua vivo e sano per vivere chi sa fin quando… non vi fate lusinghe su questo punto, chè conto invecchiare di molto… Adolfo invece è steso nella bara… a questo momento gli salmodieranno gli uffici de' morti… stassera gli faranno la sepoltura… Mi par di vederlo… bianco bianco… le sue belle chiome nere scomposte… Aveva delle belle chiome il leggiadro giovine…

Nel dire queste scellerate parole, pareva al trist'uomo di godere un'orribile gioia, gli sembrava di gustare ardentissima la voluttà dell'odio e della vendetta. E' teneva fiso lo sguardo sulla donna per coglierne ogni menomo trasalto, ogni mossa, ogni mostra di dolore, onde apparisse ch'egli feriva proprio nel vivo il cuore di quella sventurata. Essa dapprima udiva paziente, sommessa, quasi avvilita. Od udiva ella veramente? Quelle parole piuttosto le ronzavano penosamente all'orecchio senza che le capisse; producevano sì un accrescimento di tortura in lei, ma traverso la confusione di tutto il suo essere non giungevano pur tuttavia a far apprendere chiaro e preciso il loro senso all'intelletto sconvolto dell'infelice…. Ma ci giunsero alla fine. Allora tutto quello che c'era ancora in lei di forza e di vigore si ribellò contro cotanta infamia; ella sorse con nobile impeto, levò il velo e mostrò lo scarno volto colorito di viva fiamma, e l'occhio incavato ebbe un lampo di indignazione violenta.

Tese vivamente una mano verso il marito con tanta imponenza che questi ne troncò il suo dire. Fece un passo contro di lui, e parve pensare quale arma migliore dovesse scegliere ad opporre a quella con cui egli la veniva trafiggendo, con qual più acconcio colpo rispondere ai colpi di lui; ma la trovò di botto e con accento animato e con ineffabile scoppio d'amorosa passione, esclamò:

—Ebbene si, Adolfo, l'ho amato… più che ogni cosa al mondo… e lo amo… e l'amerò sempre… sì l'amo anche morto… il suo cuore vive nel mio, il suo spirito è qui meco… Io lo vedo e gli parlo… T'amo, Adolfo, t'amo!… Uccidetemi, io l'amo.