Per Orsacchio fu come, in una lotta, per l'atleta che ad un nuovo e più vigoroso assalto dell'avversario dapprima cede e indietreggia, poi tosto, ripresa nuova lena, si rifà più ardimentoso e più accanito alla pugna. Gli si erano allividite e contratte vieppiù le sue guancie, e il suo sguardo non aveva potuto reggere a quello avvampante di Gina; ma il furore in lui non era stato tardo a sovraggiungere, si slanciò su di lei, la afferrò alle braccia, le serrò i polsi e scuotendola senza un riguardo, ruggì, accostando a quello di lei il suo volto terribilmente impresso dall'ira:
—Sciagurata! sciagurata!
La donna, per un istante, pensò a resistere. Ebbe l'ardimento d'incrociare il suo con lo sguardo furibondo di lui; ma non potè oltre, tutta la sua forza ella aveva esaurita in quel momentaneo slancio. Nel sentirsi stringere da quelle mani ch'essa la sera innanzi aveva vedute rosse di sangue, e di qual sangue! le nacque tale un orrore che per poco non ne perdette gli spiriti. La si gettò all'indietro, si accasciò su sè medesima, gettò un grido di spavento disperato e con voce arrangolata dallo spasimo, esclamò:
—Misericordia! misericordia!… Oh abbiate compassione di me!…
Ella pendeva colle braccia tese, non sostenuta che dalla ferrea morsa delle mani d'Orsacchio che le facevano lividi i polsi; egli incombeva sovr'essa, a mezzo chinato, improntata la faccia della più ria ferocia. Stette così un poco, mentr'ella si dibatteva sotto di lui nelle convulsioni della paura, poi la ributtò villanamente, ed ella cadde come corpo morto sul suolo.
Orsacchio incrociò le braccia al petto e la sogguardò un istante in silenzio con un satanico ghigno.
—Alzatevi: diss'egli poi duramente.
Gli scotimenti che facevano trasaltare tratto tratto il corpo di Gina mostravano ch'ella era in sensi; ma tuttavia la non si mosse, nè accennò in alcun modo aver udito.
—Ah! voi l'amate, voi l'amate anche morto: ripigliava quel feroce: sta bene; siate pur lieta e superba del vostro infame amore. Vorrei aver potuto portar meco quel cadavere e gettarlo fra le vostre braccia amorose e dirvi: «Eccovi il vostro drudo, abbracciatevelo…» Vorrei potervi rinchiudere con esso, perchè ne aveste sempre innanzi agli occhi la bara, come ne avete nella memoria il pensiero…. Udite intanto com'egli sia morto. Ciò vi vorrà dare diletto non poco.
E l'iniquo, curvo sulla caduta, si pose a raccontarle divisatamente, con una lentezza crudele, tutto l'orrendo fatto: la provocazione sua, i rifiuti d'Adolfo, gli oltraggi a cui egli dovette ricorrere per obbligarlo ad impugnare un'arma; le descrisse il terribil momento in cui i due rivali stettero a fronte la pistola appuntata al petto l'un dell'altro, il colpo, il subito imbiancarsi della faccia d'Adolfo, il gemito di lui, il cadere… E' pareva compiacersi con orribil diletto nel minutamente esporre ogni cosa: era per lui come un trovarsi nuovamente a quell'atto, un uccidere di bel nuovo l'odiato rivale. I suoi detti cadevano fieri, spietati, incisivi sulla povera donna. Ella nel delirare del suo spirito intenebrato, non li capiva bene del tutto quelli accenti, ma li sentiva piombare dolorosissimi sull'anima. La era come il misero condannato alla flagellazione, il quale, dopo un certo numero di sferzate, più non sente quasi il batter della verga sulle lacere carni, ma ne sente al cuore più doloroso e più intollerabile il colpo.