Quand'ebbe finito il suo racconto, quando ebbe così un poco sazia quella esecranda sete d'odio e di male che lo rodeva, Orsacchio si chinò verso la moglie giacente tuttavia, e guardò s'ella fosse svenuta. Gina avea gli occhi larghi, stupiditi, riarsi, senza una lagrima, senza lume più d'intelligenza.
—Su via, alzatevi: disse l'uomo.
Ella non mostrò avere inteso.
—Alzatevi: ripetè più villanamente il marito, urtandola col piede.
Gina non si mosse.
Un passo d'uomo pel corridoio dell'albergo s'accostava all'uscio di quella stanza.
Orsacchio si curvò vivamente e prese la moglie alla vita per sollevarla; ma a quel tocco essa tutta si riscosse. Un tremito generale l'assalse; si rizzò di scatto come per nuova forza entratale subitamente: si sciolse dalle braccia di lui e corse a riparare nell'angolo il più rimoto. Colà, gli occhi spaventosamente fuor del punto, la faccia disperata, i denti che battevano insieme dal terrore, ella gridò:
—Non toccatemi… non toccatemi!
Il passo s'accostava sempre più.
—Silenzio! intimò il marito andandole incontro minaccioso.