Di quando in quando, per contro, l'assalivano smanie tormentosissime, e delirii, e convulsioni che erano una compassione e uno spavento a vedersi. Era durante uno di siffatti assalti del male che abbiam visto Anna introdotta presso di lei. In quei momenti la vista del marito le tornava assolutamente incomportabile; un vigore straordinario, una febbrile vivacità la occupavano; i deliri della sua mente si traducevano in fiotti tumultuosi di parole insensate, confuse, in grida, in ispasimi di contrazioni quasi epilettiche, in isvenimenti da ultimo. Voleva uccidersi, chiamava con angosciose supplicazioni la morte. Succedeva poi un abbattimento, una prostrazione in cui completa era in lei la conoscenza delle sue condizioni, e tornava in tutta la sua forza il terrore che le ispirava il marito.
Trascorsi parecchi mesi, Orsacchio pensò di tornarsene celatamente in patria, e di trovarci un ripostiglio in cui nascondersi così bene che nessuno mai più avesse il menomo sentore de' fatti loro. E ciò era facile ad ottenersi. Gina non aveva parenti che lontani, i quali, dopo accasatala, non s'erano più dato il menomo pensiero di lei, e ch'ella esistesse o no, non si curavano punto. Egli aveva rotto col mondo ogni attinenza, ed il mondo oblia sì presto quelli che lo abbandonano!
Per maggior cautela cambiò nome, e prese le mosse per tornare in Piemonte. Gina s'era assuefatta alla dimora in quel pulito casolare svizzero e alla bella campagna che lo circondava. Come quella che in alcuna persona viva, fra le poche ond'era accostata, non poteva più mettere amore, l'anima della povera insensata aveva posto un certo affetto a que' luoghi, a quel cielo, a quelle aure. Per costringerla a dipartirsene ce ne volle e di molto. Orsacchio dovette impiegare tutta la tremenda autorità che gli davano su lei lo spavento e l'orrore ch'ella ne sentiva. La decise a spiccarsi di là, e la tenne quieta e sottomessa lungo il viaggio colla pressione continua delle sue minaccie e con certe tremende parole che, ricordando il passato, andavano dritto, traverso alla sua follia, sino all'anima della poveretta.
Orsacchio non iscrisse a nessuno, non commise ad alcuno di cercargli il suo ricovero: volle far tutto da sè. Condusse la moglie in una città dove non potessero essere conosciuti da anima viva; e colà, visto sugli annunzi dei giornali l'appigionasi della villetta di Valnota, ch'egli sapeva in luogo montagnoso e solitario quant'altro mai del Piemonte, si recò difilato dal proprietario a trattarne l'affitto.
Marone, dalle informazioni che gli furono chieste intorno alla casa ed alle vicinanze, dalla figura del pigionante, dalla facilità medesima di accettare ogni patto, capì che c'era lì sotto un mistero, e ne trasse partito per rincarare l'affitto. Orsacchio acconsentì all'esorbitanza del prezzo dimandatogli. Abbiamo udito dall'ortolano di che modo egli giungesse e si stabilisse nella villetta, come la moglie da principio non ci volesse stare, ma poi a poco a poco vi si acconciasse, come durassero sempre in Gina le vicende di umori lieti e tristi, interrotte di quando in quando da qualcuna di quelle crisi tremende, durante le quali il marito era costretto ad allontanarsi e la moglie di Matteo soltanto poteva accostare la inferma.
Ultimamente abbiam visto l'infelice donna sentirsi attirata di subito da una simpatia che era in lei come un istinto, verso di Anna, che il caso soltanto le aveva menato daccosto.
Ora vediamo un poco quei due bravi e generosi cuori, Vanardi e Selva, che cosa pensassero di fare in pro della sventurata, di cui avevano finalmente scoperto l'esistenza e il ricetto.
XXIII.
Giusta il comune avviso di Antonio e di Giovanni, il liberar Gina dalle mani del fiero marito era la prima e la sola cosa da farsi. Conveniva a quest'effetto, anzi tutto, assicurarsi, senza possibile errore, che quella di cui l'ortolano aveva loro parlato si fosse propriamente la Gina cui essi cercavano, esaminare cogli occhi propri, per quanto potesse loro venir fatto, come stessero le cose, e poscia, se occorreva, ricorrere alle autorità e chiamare sulla misera donna la protezione della legge.
Determinarono adunque i due amici, che il domani, che era un lunedì, sarebbero partiti ambidue per alla volta di Valnota, e là governatisi secondo l'occasione e i luoghi e le circostanze avrebbero loro consigliato e concesso; e siccome Selva per ragione de' suoi impegni non era libero tutta la giornata, stabilirono di partire al pomeriggio, di fermarsi colà la notte e tornarsene il mattino successivo.