Antonio apriva la bocca, quando l'uscio della stanza s'aprì ed entrò la superba, imponente ed importante persona del signor dottore. Vanardi rimase in asso, e Carlotta disse alla marchesa:

—Ecco il dottore.

La vecchia s'agitò sotto il monte delle sue pelliccie, più che non avesse fatto per l'innanzi e fece con ogni suo sforzo a volgere il capo tremolante della parte da cui veniva il medico.

—Ah dottore! diss'ella: è questo il modo? Mi lascia qui senza darsi un pensiero di me…. Ho un male addosso, sa…. Sono due ore che l'aspetto.

Lombrichi non si turbò niente affatto della sua placidità olimpica. Continuò ad inoltrarsi col suo passo grave e ben appoggiato per terra, sorridente in volto e colla coda dell'occhio cercando la sua bella immagine nello specchio.

—Che cosa c'è? dimandò egli con sussiegosa gentilezza. Cara marchesa, io son qui tutto per lei… Si figuri che per venir qui ho lasciato la contessa A., che voleva seco ritenermi a viva forza, ho trascurato di andare dalla baronessa B, che mi attende, ed ho mandato dire a madama C, la moglie del banchiere, che mi trovavo impegnato tutto il giorno.

Così dicendo, aveva deposto sul tavolino il suo cappello, e colla mano aveva dato una ravviatina ai baffi ed al pizzo: poscia sbirciò un momento con piglio altezzoso Vanardi, fece un amorevole sorriso a Carlotta e presa una seggiola, dopo recatala vicino vicino alla poltrona della vecchia, vi sedette con le arie d'una affettuosa dimestichezza.

—Ebbene? ebbene? soggiuns'egli allora, andando a cercare sotto alle coperture la mano gialla e gelata dalla marchesa, e stringendola fra le sue. Il nostro male è dunque cresciuto?

La vecchia fissava i suoi occhietti semi-spenti sulla faccia rubizza, prosperosa e con gravità sorridente del signor dottore.

—Tanto, tanto: rispose ella con voce più fiacca e senza vibrazione affatto.