E Lombrichi con piglio dottorale:

—Già, me ne avvedo. Il fiato è più difficile?

—Sì.

—Il sonno irrequieto?

—Sì, sì.

—La digestione grave?

—Sì, sì, sì.

—Sa che cosa? Abbiamo fatto lavorar troppo quella benedetta testolina. Ci siamo occupati soverchio questa mane per le solite nostre opere di beneficenza…. Quel gran buon cuore lì ci fa di questi brutti tiri alla nostra salute…. Abbiam bisogno di calma noi, di aver tutte le nostre faccende assestate, tutte le nostre disposizioni prese, di non dover più pensare a nulla…. Ed anche nelle opere di carità ci conviene mettere un freno, fare più per mezzo degli altri che da noi stessi, e poichè ci sono intorno delle persone degne di tutta confidenza, affidarci in loro e lasciar fare…. Oggi, per esempio, son persuaso che abbiam parlato più del dovere, ascoltato un subbisso di nenie da quei piagnoloni, ricevuto ogni sorta di gente….

E dava un'occhiata di traverso a Vanardi, il quale avrebbe voluto essere le cento miglia lontano.

—È vero, è vero: disse la marchesa dondolando vieppiù la testa; ma quella è l'unica mia distrazione; eppoi abbiamo sempre fatto così in questa casa…. fin da quando c'era ancora la buon'anima di mio marito…. La colpa è di quell'ingrato di Grisostomo. È lui che dovrebbe vegliare sulla mia salute, ed egli mi abbandona…. È tutta la mattinata che è fuori…. Gli è un ingrataccio… ecco.