Lisa già voleva intromettersi, ma a questo punto successa al malavventuroso pittore una tanta disgrazia che la sua causa fu compiutamente perduta. La cagnetta, posta in terra poc'anzi dal dottore, s'era avvicinata ad Antonio, il quale, non badandole punto, nel fare un passo indietro, calpestò con un piede una delle piote podagrose della bestiola. S'elevò tosto un alto guaito; e la vecchia si riscosse sulla sua poltrona, che più non avrebbe potuto fare se a lei medesima avessero pestato un callo.
—Che cosa avete fatto a Mimì? Vieni qui, carina…. O Dio, come zoppica!… Siete stato voi che me l'avete rovinata…. Insolente! andate fuori… ch'io non vi veda più… Grisostomo, fate uscire costui.
Antonio, senz'attender altro, si precipitò fuor della stanza con una rabbia ed una vergogna nell'anima che Dio vel dica; già toccava all'uscio del pianerottolo, quando Carlotta lo raggiunse, e in fretta in fretta, senza dargli tempo nè a pensare nè a parlare, gli pose in mano un involtino di alcune monete e gli disse:
—La vecchia è scema, Grisostomo è un birbone, ma la signora Lisa è un angiolo; è lei che vi manda questo.
Ed ella era veramente, come diceva Carlotta, un angelo, quella brava signora Lisa, cui que' tristi, uniti in empia lega, avevan fatto di tutto per allontanare dalla presenza, non che dal cuore della marchesa. Grisostomo non si mosse più dal fianco della vecchia fin che la figliuola del capitano Biale rimase colà; ed ella in vero, impacciata e infastidita dalla vista e dalle maniere di quel tracotante, non tardò a partire.
—Signora marchesa, disse il cacciatore, quando appena fu fuori la
Lisa, il notaio oggi non può venire, ma verrà domani senza fallo.
—Il notaio! balbettò la marchesa, perchè cosa il notaio?… Ah! mi ricordo. Ho da rifare il mio testamento. Volete proprio ch'io rifaccia il mio testamento?… Oh poveretta me!… Ma ciò mi farà morire…. Ah, mi sento male, sapete Grisostomo.—E diffatti dopo poche ore la si pose a letto colla febbre.
Nel pomeriggio di quel giorno medesimo, che era il lunedì, Selva e Vanardi si recarono a Valnota, e per una strana combinazione, che pareva un aiuto della Provvidenza, trovarono che Orsacchio erasi partito di là, per una misteriosa gita alla capitale. Matteo, tuttavia riconoscente al pittore delle generose mostre d'interesse che ne aveva ricevute, non pose ostacolo a che egli vedesse la signora della palazzina, ed Anna, dietro i cenni di Antonio, si recò da Gina a prepararla a riceverlo.
La infelice, ancora affranta dall'ultima crisi passata, era del corpo più inferma, ma quasi del tutto in senno, come da lungo tempo non era stata. Accolse Anna con un amichevole sorriso.
—Ho udito il baroccio a partire, diss'ella: egli s'è dunque allontanato… Sono sola!… Quanto tempo starà?