—Credo tutta la giornata.

Gina trasse un sospiro di sollievo.

—Signora, rispose la ragazza esitando, c'è qui un cotale che vorrebbe parlarle.

—Parlarmi! esclamò la misera. A me! Ma non c'è nessuno che venga a parlarmi. E chi ci verrebbe?… Non ho più alcuno al mondo io che si ricordi di me….

—Sì, signora, disse Anna dolcemente. C'è ancora qualcheduno che si interessa per lei… Qualcheduno ch'ella ha conosciuto in altri tempi.

Gina si riscosse tutta e si gettò ratta giù del sofà, su cui giaceva. Pigliò le mani della giovane e lo strinse forte; poi guardandola con occhio ardente dimandò ansiosa, agitata, tremante:

—Chi?… oh, chi?… Rispondi!… Sarebbe?… O Dio! o Dio!…

E la sua faccia s'illuminò d'un lampo di gioia sì eccelso che Anna ne fu, come dire, abbagliata. Ma sparì tosto; il volto di lei tornò all'espressione di profonda mestizia, e lasciandosi ricadere sul sofà mormorò:

—È impossibile, è impossibile… Sono folle.

Antonio, che non poteva più stare alle mosse, s'inoltrò pianamente: Gina vide l'ombra d'un uomo, trasalì, alzò vivamente la testa, quasi per un miracolo riconobbe di subito chi ei si fosse. Sorse di scatto, gettò un grido, si slanciò verso di lui, cadde nelle sue braccia esclamando: