Alla vista di Antonio che veniva dalla direzione di Valnota, un subito sospetto entrò nell'animo di Orsacchio. Un istinto lo avvisò che gli era per lui che quel maledetto pittore aveva fatto tal viaggio, che il suo asilo era scoperto, e che contro di lui l'amico d'Adolfo avrebbe eccitata la vendetta della legge. Provò una tal rabbia che dirlo è nulla. Quel mondo ch'egli aveva con tanta cura sfuggito tendeva ancora un braccio a ghermirlo…. Che fare? oh non si lascerebbe prendere. Fuggire di nuovo, ramingar sempre, cercare un ancora più nascosto ricetto in estera contrada!
Giunse a casa con un turbinio di siffatti pensieri pel capo che non gli lasciavano requie. Andò diviato verso la camera di sua moglie, e in quella che precedeva si arrestò e tese l'orecchio. Gina piangeva e andava pronunziando tratto tratto con immensa effusione di affetto il nome di Adolfo.
Al vedere entrare inaspettato il marito, la donna si drizzò pallida e spaventata cessando immantinente dal piangere, quasi dal rifiatare. Anna, che le era compagna, si ritrasse in un angolo timorosa ancor essa.
L'uomo guardò intorno con occhi che mandavano luce di sangue. Indovinò tutto. Incrociò le braccia al petto, si rivolse ad Anna, e fulminandola con quel suo sguardo tremendo, le disse:
—Un uomo è entrato qui, quest'oggi, ed ha parlato a mia moglie.
Anna non ebbe neppure in pensiero di negare, curvò il capo e si tacque.
—Uscite! soggiunse imperiosamente Orsacchio: e qui dentro non verrete più.
La fanciulla partì, Gina guardava stupidita e non si mosse. Orsacchio fece due o tre giri per la camera, poscia piantandosi ritto innanzi a lei:
—Domani, le disse, noi ripartiremo.
E la lasciò sola.