Il domani infatti Orsacchio fu alla più vicina città, e verso sera ne tornò con una carrozza a due cavalli di posta. Aveva messo in poche valigie egli stesso tutto ciò soltanto che poteva dirsi indispensabile; e quando le ebbe fatte caricare sul legno, entrò nella stanza di Gina, e senz'altri preamboli le disse brusco:
—Venite.
La donna alzò il capo, guardò un poco il marito e parve tutto disposta ad obbedire.
Orsacchio s'avviò primo verso l'uscio, ed essa lo seguì; ma quando il suo piede ebbe tocca la soglia, Gina s'arrestò.
—Dove andiamo?
—Che v'importa saperlo? Noi partiremo di qui.
Ella indietreggiò.
—Partire di qui! esclamò. Non voglio.
Orsacchio la prese ad un braccio e ripetè più fieramente:
—Venite!