—Non c'è equivoco: la cosa è chiara come il sole….
E raccontò al capitano come Gustavo giuocasse alla borsa, avesse perso, avesse pregato lui di soccorrerlo, e si fosse soccorso poi colle sue mani, rubando.
L'infelice padre di Lisa sentì la vergogna affogarlo; con voce che stentava ad uscir dalla gola, disse allora:
—Ebbene, la prego in nome della carità a voler soprassedere… Pensi che vi sono degli innocenti.
—Penso che ci perdo centocinquanta mila lire: interruppe ruvidamente il banchiere.
—Signore… tutto quello che ho son pronto a dare per indennizzarla.
—Eh si, parole! Il suo patrimonio è egli bastevole a ciò?… Non ne so niente io, e non voglio perdere tempo in inutili incombenti.
Biale non pregò più. La pena che l'opprimeva era incredibile. Una vergogna dolorosa, più che parola umana possa esprimere, gli gravava l'anima eletta; il rossore, senza colpa, gli faceva abbassare quella nobile fronte che sino allora aveva portata alta innanzi a tutti, nel fuoco delle battaglie, nelle vicende della vita civile.
—Faccia a sua posta, diss'egli con dignità. Eseguisca lei ciò che crede suo diritto, io non mancherò di fare quel che penso mio dovere.
E fatto un leggiero inchino se ne partì, la morte nell'animo, ma fermo tuttavia nel viso.