Il domestico passò il suo braccio sotto ai tanti cuscini che reggevano il capo dell'inferma e ne la sollevò pianamente; Lombrichi gli porse un bicchiere, e Grisostomo messolo alle labbra della vecchia, vi lasciò cadere a goccie la bevanda. Poi la rimise giù adagino e le riassettò intorno al collo le coltri.
Il notaio riprese a domandare:
—Che sorta di testamento vuol ella fare signora marchesa? pubblico o segreto?
—Segreto, segreto: rispose il curato che non aveva ancora detto sillaba, e presa d'in sul tavolino una carta ripiegata in quadrato e chiusa da più sugelli di cera lacca, la porse al pubblico uffiziale: ed eccolo qui.
—Va bene, disse il notaio, ma bisogna che sia la marchesa stessa che me lo consegni, dichiarandomi espressamente in presenza dei testimonii che quello è il suo testamento.
Grisostomo si curvò di nuovo verso la giacente, e fissandola con un'espressione che quasi poteva dirsi di comando, le disse:
—Ha udito? Bisogna che sia lei a dar nelle mani del notaio il testamento.
La marchesa volse al cacciatore i suoi occhi fatti quasi sgomenti e ripetè con voce tremolante:
—Testamento!… testamento!… O Dio! Ho proprio da morire?
Il domestico si chinò vieppiù sull'ammalata, e le disse all'orecchio: