—No, anzi…. ciò le vorrà far del bene.
Il curato entrò in mezzo anch'egli.
—La nostra vita è nelle mani di Dio; e felice colui che è in ogni modo preparato a comparirgli dinanzi.
Il medico fu lesto a temperare l'effetto poco rassicurante di queste parole.
—Grisostomo ha ragione, diss'egli. Quando la si sarà tolto questo fastidio, più tranquilla d'animo, la vorrà stare assai meglio.
—Sì?… Allora…. fate voi Grisostomo…. dite voi…. E mi si lasci la pace.
Furono introdotti i servi che dovevano servire da testimoni; Grisostomo trasse fuori dalle coltri il braccio destro della marchesa, levò dalle mani del curato la carta ripiegata, e la pose nella destra dell'inferma, poi le disse:
—Ecco: dia questa carta al signor notaio e gli dica: Questo è il mio testamento.
La marchesa ubbidì come una macchina; e il notaio, ricevuto il plico, andò al tavolino preparatogli e ci sedette a scrivere l'atto.
In quella un po' di rumore ed alcune parole scambiate nella stanza vicina attrassero l'attenzione di Grisostomo; gli parve udire fra le voci che parlavano quella di Lisa, ed accorse sollecito. La figlioccia della marchesa stava proprio per entrare spinta da Carlotta.