—È certo, disse uno, che da qualche tempo egli aveva un'aria affatto sconvolta.

—Ci si vedeva in viso, aggiunse un altro, che macchinava qualche doloroso proposito.

—Poveretto!

Fu un alto levarsi di compianto: il fornaio medesimo, lo stesso pizzicagnolo, perfino il carbonaio, uno de' più accaniti fra i creditori d'Antonio, protestarono che a preferenza vorrebbero rinunziare ad ogni loro credito verso il misero pittore che udire una siffatta disgrazia.

Ed ecco, mentre più fitto era il capannello e più animate erano le chiacchiere, sopraggiungere un altro personaggio ad interrogare che fosse: niente meno che il filantropo, democratico, socialista cavalier Salicotto. Le esclamazioni ch'egli fece e i sermoni ch'ei ne tolse occasione a tirar giù contro i ricchi e le ingiustizie sociali, non ve li ripeto per non infastidirvi; ma vi basti sapere ch'ei ne ottenne gli applausi e l'ammirazione di tutta quella poveraglia là radunata, la quale, per la maggior parte, vedeva nelle miserie del pittore poco su poco giù le proprie.

Quando s'era sul migliore di questi compianti, quando la compassione era giunta al suo apogeo, ecco entrar nel portone della casa i quattro uomini vestiti di nero che abbiamo già veduto penetrare nell'alloggio di Vanardi. La portinaia li riconobbe per quel che erano, e indovinò quello per cui venivano; e figuratevi se la poteva rimanersi dal dirlo! Allora fu un susurro pieno di minaccie e d'improperii contro quel bigotto impostore, baciapile e succiapoveri di Marone, a cui accollavano ogni peggiore appellativo: e tutta quella gente, la quale mezz'ora prima, per avere il fatto suo, avrebbe voluto fare il medesimo a danno del povero Antonio, ora pareva pronta, in difesa della famiglia di lui, a qualunque partito anche violento.

Ad un tratto, come per un'idea nata simultaneamente in tutte quelle teste, si gridò da ogni parte:—Andiamo su; conviene impedire una tanta infamia; difendiamo quegli innocenti.

E come per una spinta possente, tutta quella massa s'avviò verso le soffitte della casa di Marone. Il rumore di essa che saliva chiamava sulle porte ad ogni ripiano i casigliani; s'interrogava, si rispondeva: la curiosità, la pietà, l'indignazione accrescevano la frotta, e di questa guisa giunsero, come vi dissi, nella stanzaccia del pittore.

—Che cosa c'è? domandò il segretario stupito, e poco tranquillo di quella invasione. Salicotto s'avanzò e cominciò un bel discorso in cui Marone era acconciato pel dì delle feste: ma Rosina, che si stava abbandonata e come sbalordita in un angolo, serrando a sè i suoi bambini, sollevò la testa, vide Giovanni Selva, e di botto, con impeto disperato, si slanciò verso di lui gridando:

—E mio marito? Dov'è? Che cosa è di lui?… Ditemelo per amor di Dio.